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Genova, ecco chi sono i detenuti di Italia's Got Talent

di Michele Varì

Uno condannato per un delitto nei vicoli, due truffatori e un pusher. Detenuti modello e da anni attori nel teatro del carcere. L'ira di Salvini

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Un senegalese condannato per un omicidio preterintenzionale avvenuto nei vicoli, un narcotrafficante e due truffatori seriali.

Nonostante il loro passato si stanno facendo valere i quattro detenuti di Marassi che sono stati trasferiti con scorta nel carcere di Rebibbia per partecipare alla trasmissione televisiva Italia's Got Talent: da indiscrezioni pare che i quattro, tutti già da anni facenti parte della compagnia teatrale del carcere di via del Piano, con le loro performance di poesia parafrasate hanno agevolmente superato le prime selezioni e volati in finale. Per loro meriti o anche, il sospetto c'è, perché le loro storie alzano l'audience.

La partecipazione dei quattro al programma epperò appesa ad un filo perché dopo le polemiche innescate dalla diffusione della notizia da parte del sindacato Uilpa Penitenziari le alte sfere del Ministero della Giustizia stanno chiedendo spiegazioni alla direzione del carcere e ai vertici del Dipartimento di questa uscita premio per motivi televisivi dei quattro detenuti.

I quattro sono Moustapha Jarju, senegalese che nel 2015 fu arrestato per un omicidio fra spacciatori nel centro storico della movida di vico Biscotti, fra via San Donato e piazza delle Erbe.

Santo Virginio, dietro le sbarre per spaccio di droga, Aldo De Marco, un uomo con il vizio delle truffe, e Giorgio Giretti, altro truffatore e pare accusato anche di bancarotta.

Le polemiche sono alimentate da Fabio Pagani segretario regionale di Uil PA Penitenziari, che ha reso pubblico un comunicato in cui denuncia che ieri notte quattro detenuti del carcere di Marassi sono stati trasferiti a Roma per partecipare al programma "Italia's Got Talent" e per questo scortati al carcere di Rebibbia per partecipare al programma negli studi di cinecittà.

Il sindacalista ha sottolineato che l'operazione “mette a rischio contagio da Covid  i detenuti e il personale.

"Un'assurdità – rincara Pagani - visto che la polizia penitenziaria ligure attende 39 mila ore di straordinario non pagato e deve anticipare i soldi delle missioni e sopratutto il rischio da evitare in questo momento è la movimentazione dei detenuti. Non possiamo permetterci errori, altrimenti gli sforzi metti in atto fino a questo momento saranno inutili. Più che scoprire talenti-detenuti, bisogna coinvolgere il governo conte sulle carceri, evitando tali inutili dispendi di uomini, mezzi e risorse". 

Rimane da aggiungere, per completezza di informazione, che i quattro detenuti hanno scontato gran parte delle loro pene, in carcere si sono sempre comportati bene e per questo da anni svolgono un lavoro nell'istituto e fanno parte della compagnia del teatro dell'Arca (nella foto) del carcere di Marassi che realizza spettacoli nei teatri di tutta Italia senza che nessuna polemica sia mai stata sollevata per questo, anzi, quegli spettacoli sono apprezzati da tutti perché contribuiscono alle finalità principali del carcere: il recupero e il reinserimento nella società dei detenuti.

Certo dal teatro alla tv qualcosa cambia: perché le vittime dei detenuti potrebbero trovarseli davanti mentre sono seduti sul divano. Eppoi c'è l'emergenza Covid che sta bloccando molte attività e limita i trasferimenti dei reclusi all'essenziale. Per questo, la notizia della Uilpa, non poteva che alimentare polemiche e veleni destinati a durare.

Un caso che non si è lasciato sfuggire il leader della Lega Matteo Salvini che sui social ha tuonato: “Non ho parole. Ma dove siamo arrivati? Farò fare subito interrogazioni parlamentari della Lega al ministro Bonafede per chiarire questa vicenda scellerata e vergognosa, un insulto ai poliziotti e a tutti gli italiani».

 

(Nella foto uno degli spettacoli svolti anni fa nel teatro dell'Arca, un palcoscenico aperto nel carcere di Marassi per agevolare gli spettacoli svolti dai detenuti)

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