25 aprile con guanti e mascherine: sotto il Ponte Monumentale risuona comunque l'inno di Mameli

di Marco Innocenti

Bucci: "La libertà è un valore al quale la quarantena ci ha fatto dare nuovo peso"

“In Genova, il giorno 25 aprile 1945…”: comincia così l’atto di resa col quale le truppe tedesche, comandate dal generale Gunther Meinhold, si arresero ufficialmente ai rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale, liberando di fatto la città di Genova dall’occupazione nazista. Oggi, 75 anni dopo, Genova e l’Italia intera sono in lotta contro un’altra occupazione, ben più subdola e strisciante, che limita la libertà di tutti noi, una libertà che in queste settimane di quarantena abbiamo imparato di nuovo ad apprezzare perché negataci dalle misure anti-contagio.

E così le celebrazioni di questa 75esima festa della liberazione, sotto il Ponte Monumentale, davanti alle centinaia di nomi di coloro che sacrificarono la vita, si svolgono con guanti, mascherine e distanze di sicurezza, quasi in forma privata, senza la solennità e la partecipazione che meriterebbero. Ma così è. Insieme ai gonfaloni di Regione, Comune di Genova e città metropolitana, solo il labaro dell’Anpi Genovese e una grande bandiera rossa, solitaria, unico vessillo non ufficiale in questa festa della Liberazione sicuramente fuori dal comune. Una festa che qualcuno ha anche tentato di intaccare, imbrattando con tre svastiche le targhe in memoria dei martiri del Turchino. "Come i ratti, escono solo col buio" ha commentato il presidente dell'Anpi genovese, Massimo Bisca.

 “Un festeggiamento particolare ma è un festeggiamento a cui non avremmo mai voluto mancare – ha commentato il sindaco di Genova, Marco Bucci - Lo festeggiamo in maniera diversa ma il 25 aprile è una giornata importantissima, è la festa della nostra libertà ed è un ricordo per quelli che hanno usato coraggio e determinazione, fino al sacrificio della loro vita, per dare a noi il bene più importante che è la libertà. Un concetto che riguarda tutta l’Italia, senza strumentalizzazioni politiche, ma con la consapevolezza che senza la libertà tutte le nostre aspirazioni non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo. Un valore, quello della libertà, a cui in queste settimane di restrizioni forzate abbiamo imparato anche a dare un nuovo peso. Ci abbiamo pensato tutti, anch’io mi sono detto ‘Ma la mia libertà dov’è finita?’. Eppure questo è un buon segnale, che fa meditare e che fa capire che siamo obbligati a prendere certe regole se vogliamo tornare a vivere a pieno la nostra libertà prima possibile. Ci sono tempi in cui bisogna lottare, tirarsi su le maniche e fare cose che non ci piacciono, per poi tornare a fare quello che ci piace fare e che la nostra libertà ci permette di fare”.