Il sapere in un calice: "Io sono il mio lavoro" in scena al Duse

di Giulia Cassini

Pino Petruzzelli presenta uno spettacolo etico e "made in Liguria" fino al 15 dicembre

Sentori di albicocca, di miele di acacia, dolce alla beva,  mai stucchevole: potrebbe suonare così tra le parole di un connoisseur di vini un calice di Sciacchetrà. E' forse la connotazione a cui un mondo ostentamente raffinato e colto ci ha abituati, probabilmente l'associazione mentale che si attiva immediatamente quando portiamo una pregiata bottiglia ligure sulla tavola. Eppure quello che rende tanto prezioso questo e quel vino è il sapere artigiano, la fatica, ore di lavoro senza guardare le lancette. E' uno dei tanti aspetti che coglie Pino Petruzzelli prima nella pubblicazione e poi nel lavoro teatrale "Io sono il mio lavoro" che andrà in scena dal 6 al 15 dicembre al Duse di Genova.

"È la storia di Dionigi -spiega Petruzzelli-  il vignaiolo che ha saputo dare concretezza al sogno e, attraverso le sue continue lotte, crea un’eccellenza in quella “Scarsa lingua di terra che orla il mare” che è la Liguria. Un sogno in cui passato e presente, tradizione e modernità si fondono in un vino da premiare… Dionigi è riuscito a strappare a questa avara terra la sopravvivenza con tenacia e maestria: per questo una giuria ha deciso di premiarlo. E quando sta per ritirare il premio, ripercorre le tappe della sua vita».

Vi si specchiano due anni di interviste vere (non solo sui prodotti finiti ma sulla storia, sugli usi, sui rapporti familiari e sociali) ai vignaioli liguri andando oltre la facciata dell'ospitalità e della generosità d'animo che spesso anche i convenevoli più bruschi tendono a rivelare: è il modo di vivere di persone autentiche che dipendono nelle loro sorti produttive per il 50% dal proprio lavoro e per il 50% dal tempo, dalle terra.

Un occhio in basso e uno verso il cielo, tutta la determinazione di chi sa risollevarsi ogni volta in nome di aziende che, per larga parte, passano di mano da generazioni e che diventano identarie di un popolo. Fulcro dell'opera i vignaioli, sguardo divertito e denti stretti, memoria tesa tra passato prossimo e futuro eventuale (maniman): reali custodi di uno spartito costellato di Bianchetta, Ciliegiolo, Cimixià, Granaccia, Lumassina, Ormeasco, Pigato, Rossese, Sciacchetrà, Timorasso, Vermentino, come si legge anche nel libro di Pentagora edizioni. Informazioni e orari online