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Genova, la protesta delle palestre in piazza De Ferrari: "Vogliamo riaprire"

di Redazione

L'associazione Sport Liguria: "Per noi sono momenti durissimi, abbiamo spese di gestione, utenze, tutte cose che non sono state bloccate"

Palloncini rossi e la consegna simbolica delle chiavi delle palestre davanti alla sede della Regione Liguria, in piazza De Ferrari a Genova per lanciare l'allarme sulla situazione di palestre e centri sportivi che stanno pagando un prezzo altissimo a causa dell'emergenza. A organizzare il presidio l'associazione Sport Liguria, che rappresenta circa 200 centri sul territorio.

"Per noi questi sono momenti durissimi, a partire dal primo lockdown - spiega il presidente Roberto Semino - e fino a oggi le risposte sono state pochissime. Noi vogliamo sapere qualcosa in merito alla riapertura, anche perché le aperture sono state solo in estate, quando le scuole di danza, solo per fare un esempio, non fanno attività". Tra i temi anche quelli dei ristori, che secondo l'associazione sono inadeguate. "Abbiamo spese di gestione, utenze, tutte cose che non sono state bloccate - conclude - anzi abbiamo avuto tutti ricevuto il saldo della Tari per i 12 mesi quando siamo stati aperti solo sei".

Il mondo delle associazioni sportive, delle palestre e delle scuole di danza "è stato completamente dimenticato dal Governo. Dopo il primo lockdown molte di loro hanno contratto mutui ingenti per adeguarsi alle norme di sicurezza redatte dal Governo e in cambio gli è stata imposta una nuova chiusura. Le loro richieste sono semplici e di buon senso, chiedono certezze, anche nelle date di riapertura, chiedono un ristoro economico adeguato e di essere coinvolte nelle redazioni dei protocolli di sicurezza. La Regione Liguria si farà portavoce delle loro richieste in Conferenza Regioni e al Governo". Lo ha detto l'assessore ligure allo sport Simona Ferro, che oggi a seguito della protesta dell'Associazione Sport Liguria ha raccolto la richiesta di aiuto da parte degli operatori del settore.

"Ci sono famiglie dietro a questi lavoratori - ha detto - ma sembra che le palestre siano 'scomparse'. Hanno ricevuto un ristoro ridicolo di 2 mila euro come una tantum nel primo lockdown e ora un altro da 4 mila, una cifra insufficiente per imprese ferme da quasi un anno. A loro viene richiesta la presentazione di un fatturato, ma la maggior parte sono condotte da associazioni sportive che vivono delle quote degli associati e non possono essere paragonate a società e imprese. Trascurando questo settore economico si va a minare, peraltro, quello che dovrebbe essere un caposaldo per combattere questa emergenza sanitaria - ha proseguito Ferro - perché l'esercizio fisico è fondamentale per la nostra salute, anche per quella mentale".