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Savona, la rabbia delle palestre dopo il nuovo Dpcm: "Non è bello essere sorvegliati speciali"

di Redazione

"Abbiamo perso il 50% degli abbonamenti", racconta Donantella Cordova, titolare della palestra Trizone

"Non è stato piacevole dover aspettare fino alle nove e mezza per avere informazioni, così come non è stato piacevole sentirisi trattati come sorvegliati speciali. Non siamo bambini". Donatella Cordova, titolare della palestra Trizone di Savona, è molto critica sulla linea tenuta dal governo sul tema palestre e piscine, che secondo l'ultimo Dpcm avranno una settimana di tempo per adattarsi ai protocolli sanitari per evitare la chiusura.

"Che io sappia non ci sono stati focolai nelle palestre. Ci siamo sentiti presi in giro, a maggio abbiamo riaperto con investimenti, non capisco perché dovremmo subire una chiusura se altre strutture non rispettano le regole", continua Cordova. "E' come se i Nas trovassero dei problemi in un ristorante e come risultato chiudessero tutti i ristoranti d'Italia". 

La palestra ha sostenuto dei grossi investimenti per mettere in sicurezza gli ambienti, ma ora c'è il timore che queste spese non saranno rimborsate. "All'inizio doveva esserci un rimborso quasi al 90% delle spese fatte per i presidi di sanificazione, poi si è passati all'8% e ora si parla di un credito d'imposta per il 2021. Ma l'anno prossimo molto probabilmente non ci sarà alcun attivo: abbiamo dovuto prolungare gratis tutti gli abbonamenti per lo stop causato dal lockdown, praticamente non abbiamo incassato nulla fino a settembre. Ci sentiamo presi in giro". 

"Abbiamo perso il 50% degli abbonamenti, in più dobbiamo affrontare molte spese vive per la sanificazione. Ad esempio, spendo 199 euro ogni 15 giorni per la disinfezione dei condizionatori", racconta Cordova. "Se ci costringeranno a chiudere non so se resteremo a galla. Noi stamo andando avanti dando fondo ai nostri soldi di famiglia".