Il rischio della Liguria, una regione bloccata

di Paolo Lingua

Il rischio della Liguria, una regione bloccata

Di buone notizie, in questo tormentato fine d’anno, ce n’è solo una. Ovvero il procedere abbastanza spedito della ricostruzione dell’ex ponte Morandi.  Il montaggio degli impalcati si sussegue e, come prevede il sindaco-commissario Marco Bucci, la prima vettura potrebbe attraversare il ponte entro la fine di maggio. In parole povere, perché qualche ritardo tecnico è ancora prevedibile senza che ci sia la responsabilità diretta di nessuno, il viadotto potrebbe rimettere in sesto il funzionamento autostradale, al massimo tra giugno e luglio. Una data che potrebbe assorbire, sia pure con una operatività diversa, anche la ricostruzione del parziale viadotto della A6. 

Nello stesso periodo c’è da augurarsi che buona parte degli interventi che riguardano il controllo e il restauro parziale di viadotti e di passaggi autostradali siano stati effettuati. Sarebbe già un buon risultato, vista la drammatica situazione delle strade e delle autostrade liguri, ma non ha torto il presidente della Regione, Giovanni Toti, che stamani ha lanciato un nuovo grido d’allarme. Toti da tempo chiede – e non solo perché ormai per lui decolla la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio regionale – un tavolo, non “parolaio”, ma operativo presso il Ministero dei Trasporti con gli enti locali e la società Autostrade per mettere a punto la situazione dei lavori in corso ma anche il decollo degli interventi più urgenti. La Liguria è travolta, da Ponente a Levante, dalle frane di diverse dimensioni che minano i passaggi autostradale ma bloccano anche le strade ordinarie (di qui la presenza anche dell’Anas) in gran parte in crisi. In parole povere, per la Liguria occorre, e non soltanto come lancio di slogan, una piano operativo di emergenza concreto, preciso e operativo.

In questi giorni, per la demolizione del piccolo viadotto di Pegli, è parzialmente bloccata la ferrovia in direzione di Ponente tra Sestri e Voltri, con alternative di tratti in bus, ma ci sono strade principali (l’Aurelia tra Rapallo e Zoagli) e strade minori da Ventimiglia a Lerici in forte sofferenza. Toti non ha mancato di scagliare un freccia sulla complessa situazione politiche che travaglia il governo proprio in questi giorni, parlando di “gazzarra tra ministri”. Il che, al di là delle saette polemiche, è parzialmente vero dopo le dimissioni del ministro della Pubblica Istruzione e l’annunciata formazione di gruppi dissidenti in casa dei grillini. Tra l’altro il Pd annuncia una sua precisa proposta di legge sulla riforma della giustizia e delle norme sulla prescrizione, con contenuti assai lontani da quelli di ispirazione  giustizialista peculiari del M5s.

Anche questi contrasti che si allungano verso il decollo della campagna elettorale prevista a fine mese in Emilia Romagna e in Calabria (sull’sito delle quali l’esecutivo trema, anche per le scosse che vengono dai renziani) finiscono per riflettersi su tutta la strategia operativa del governo e, di conseguenza, sulle opere pubbliche che urgono, dopo i disastri frutto delle piogge autunnali. A livello Ligure, una volta tanto a 360 gradi, si preme perché il Ministero dei Trasporti prenda in pugno la situazione e metta a punti un programma operativo e organico, perché il territorio è al limite della tenuta ed è necessario un programma di interventi.

Il ministro De Micheli è sempre apparsa disponibile, anche ad accelerare le decisioni sull’eterna questione della Gronda da 25 anni in sospeso, ma si tratta di capire quanto la volontà della ministra sia trattenuta dalle complesse articolate argomentazioni, di fatto contrarie, da sempre specifiche dei grillini. Non è un momento facile e, accanto alle scelte operative, coesistono le problematiche di alleanze e strategie politiche, con il rischio di dove precipitare verso elezioni politiche anticipate.