Sempre problematiche e stop nel porto di Genova

di Paolo Lingua

Sempre problematiche e stop nel porto di Genova

 Il Tar, come confermano le cronache di questi giorni, ha stoppato, per una serie di difetti formali, la partecipazione del Rina alla realizzazione della nuova diga foranea di Genova. Non è ancora chiaro se  il Rina farà ricorso al Consiglio di Stato, sulla base delle considerazioni della sentenza i cui fondamenti dovranno essere chiariti, ma resta fermo un fatto inconfutabile. Ancora una volta emergono stop e veti incrociati, un Dna che è peculiare di Genova, siano enti pubblici o imprenditori privati a gestirne le movimentazioni. Ora, occorre dire la verità sostanziale:  la questione dello spostamento al largo d’una diga che ha più di un secolo è una realizzazione urgente – lo abbiamo scritto mille volte – perché il nostro scalo non è più idoneo sul piano potenziale, con una diga che ha più di un secolo, a recepire l’ingresso delle navi mercantili e da crociera di ultima generazione. E l’accesso è importante (con trasformazioni delle banchine e dragaggio dei fondali) per reggere i nuovi mercati e l’evoluzione dei trasporti e dello shipping. Il porto di Genova per la verità funziona al massimo, ma è ormai inadeguato a reggere la nuova realtà economica pur avendo sulla carta un potenziale di leadership in Italia e nel Mediterraneo.

Non è il caso di entrare nei contenuti  della sentenza del Tar della Liguria che ha lasciato in imbarazzo anche i vertici del Rina. La procedura giudiziaria farà il suo corso e si capirà se la sentenza è stata un eccesso di analisi burocratica o ci siano stati obiettivamente degli errori nella procedura. Resta il fatto obiettivo e concreto che la vicenda subirà uno stop che non è quantificabile nel tempo. Ora, della diga si parla da più di dieci anni e sappiamo che ce ne vorranno come minimo quattro o cinque per realizzarla. I tempi si annunciano, ancora una volta infiniti. Sarebbe stato utile averla già a disposizione, ma negli anni che ci aspettano Genova rischia di perdere mercato e movimentazione in un momento cruciale nel quale si stanno risvegliando i mercati dell’Estremo Oriente. E comunque tutta una situazione mondiale in trasformazione che potrebbe crescere ulteriormente nei prossimi anni soprattutto se calerà la pandemia. Tra l’altro non va dimenticato che sulla realizzazione specifica della nuova diga foranea pendono altre discussioni e altri dubbi che riguardano la sua specifica conformazione. Infatti si è discusso, senza una vera conclusione se fosse necessario che l’accesso al porto fosse utile in doppio passaggio,  sia a levante sia a ponente. Inoltre è in corso l’ipotesi di allargare la diga sino al Psa di Pra' dove è in crescita al limite della capienza potenziale il traffico dei portacontainer. Sono problematiche importanti e strategiche ma che devono essere risolte in tempi relativamente brevi. A Genova, tanto per tornare su un tema anche abusato, resta il modello della rapida ricostruzione del Ponte Morandi. Un po’ tutte le grandi opere dovrebbero essere realizzate su quello schema, superando burocrazia, leggine e infiniti ricorsi. Si ha la sensazione da tempo di una certa lentezza e di cautela burocratica da parte dei vertici dell’Autorità Portuale senza, per la verità, che gli enti affiancatori, come la Regione e il Comune procedano alla velocizzazione delle decisione, sovente più preoccupati di lanciare all’opinione pubblica solo spot di propaganda.
   

Va ricordato infine che sull’avvenire del porto pesa la dura polemica che si accentuerà nel clima pre-elettorale della primavera prossima, vale a dire la questione dei depositi petrolchimiche della Superba e della Carmagnani che dovrebbero – il condizionale è d’obbligo – essere collocati a Ponte Somalia. Al di là dell’opposizione della popolazione di Sampierdarena di molti operatori marittimi tra i quali il gruppo Grimaldi che annuncia ricorsi, la questione non è ancora del tutto chiara. I tempi sono destinati ad allungarsi. Tra l’altro che è un elemento di riflessione che concerne ancora una volta la vicenda della diga foranea e riguarda il traffico di ingresso e di uscita (con problemi di sicurezza) delle navi che portano i materiali per i depositi. Altri tempi destinati ad allungarsi. La speranza è che, tra i tanti progetti in corso, si possano accelerare le pratiche per il cosiddetto “ribaltamento a mare” della Fincantieri al quale sono tutti favorevoli e che consentirebbe un rilancio occupazione e di eccellenza per la costruzione di navi di ultima generazione, considerate le numerose commesse che l’azienda dell’ad Bono ha già ottenuto. Il porto di Genova ha bisogno di velocità e non di discussioni a vuoto e, ancora una volta, di inutili ed egoistici veti in crociati che non portano poi vantaggio a nessuno.