Genova, l'uomo precipitato temeva il processo per i maltrattamenti ai familiari

di Michele Varì

Prende corpo l'ipotesi del suicidio: la notifica gli era stata comunicata pochi giorni fa

Potrebbe essere un suicidio e non un omicidio quello in cui ha perso la vita Giovanni Franco Rapuzzi, 74 anni, pregiudicato agli arresti domiciliari per maltrattamenti e precipitato dalla finestra dell'abitazione di un conoscente che lo ospitava. L'uomo aveva appena appreso pochi giorni fa che sarebbe stato processato per maltrattamenti nei confronti dei familiari, reato per cui era stato arrestato all'inizio dell'anno.

La tragedia in cui ha perso la vita Rapuzzi è avvenuta alle sei e mezzo del mattino a Sampierdarena.

La vittima, un omone alto e corpulento, è volata dalla una finestra al secondo piano del palazzo popolare di via Spataro, di fronte alla Fiumara. L'uomo è precipitato senza dire una parola, come ha raccontato a Telenord Sandro Mazzuzzi, edile in pensione che ha visto l'uomo cadere nel vuoto: "Non ho sentito nessun urlo".

Rapuzzi è morto quasi sul colpo dopo un volo di circa 5 metri, ma ad alimentare dubbi e sospetti era stata una ferita da taglio procurata da un coltello sul fianco sinistro, all'altezza del rene.

Per questo i poliziotti della squadra mobile hanno avviato le indagini ipotizzando che potesse trattarsi di un omicidio: nell'appartamento c'era il padrone di casa, Giuseppe Burgio, 46 anni, e due tunisini, forse clandestini, di 24 e 26 anni.

Le loro testimonianze in questura, sufficientemente concordandi fra loro, avrebbero aiutato gli agenti ad escludere la tesi dell'omicidio.

L'uomo potrebbe essere caduto in stato di depressione dopo avere appreso nei giorni scorsi della fine delle indagini preliminari dell'inchiesta per cui era stato arrestato con l'accusa di maltrattamenti in famiglia. Arresto fra l'altro effettuato nei mesi dello scorso lock down dagli stessi agenti della squadra mobile che ora indagano sulla sua morte.

Più leggera invece la posizione dei tre coinqulini che abitavano con Rapuzzi. I tre agli agenti avrebbero detto che al momento della tragedia stavano dormendo nelle altre due stanze della casa. 

La prima ipotesi degli investigatori della sezione reati contro la persona era stata quella dell'omicidio: perchè il coltello con cui Rapuzzi si è ferito non era stato trovato e nella casa tutti i coltelli erano apparentemente al loro posto. Un particolare che appariva importante perchè è poco probabile che un aspirante suicida in preda ad un raptus dopo essersi ferito con un coltello poi provedesse a lavare e riporre l'arma al suo posto per poi lanciarsi nel vuoto. Il coltello invece probabilmente è stato rinvenuto in un secondo tempo dagli investigatori, che però su questo mantengono il più stretto riserbo.

La possibilità che Rapuzzi potesse stato spinto da una o più persone era apparsa subito strana per il punto in cui è caduto il corpo: non perpendicolare alla finestra come accade se uno cade o viene spinto nel vuoto contro la sua volontà, ma a un metro dalla parete del palazzo, come se l'uomo si fosse lanciato spontaneamente nel vuoto.