Genoa, la strada per la salvezza è stretta ma adesso è il momento di rischiare

di Gessi Adamoli

Gli elogi di Gasperini, il pressing asfissiante la crescita di tanti giocatori autorizzano a fare due conti. Però bisogna che l'attacco si sblocchi, magari con due punte

Genoa, la strada per la salvezza è stretta ma adesso è il momento di rischiare
Giampiero Gasperini, i tifosi del Genoa lo conoscono bene, non è tipo da smancerie e da complimenti di maniera. Se gli elogi vengono da lui sono sinceri e soprattutto meritati. Ecco allora che certi giudizi assumono maggiore valore: “Bisogna dare merito al Genoa. Ci ha aggredito e ci ha impedito di giocare. Sta rendendo la vita difficile a tutti, è un tipo di gioco a cui le squadre italiane non sono abituate. Se gioca sempre così, il Genoa si salva”.
 
Il pronostico di Gasperini è incoraggiante, però bisogna fare i conti con la matematica e, arrivati a questi punti, i margini di errore si sono ridotti a zero. Il Genoa, ammesso che la quota salvezza sarà a 34 punti, dovrà vincere quattro delle nove partite restanti, pareggiarne tre e perderne soltanto due. Ovvero dovrà vincere quattro delle sei partite che giocherà a Marassi: Torino, Lazio, Cagliari, Sampdoria (sulla carta in trasferta), Juventus e Bologna. Pareggiare le due che non ha vinto e prendere un punto dalla trasferte con Verona, Milan e Napoli.
 
Un'impresa difficilissima, ma non impossibile per una squadra che Blessin non solo ha saputo rigenerare nello spirito ma anche assemblare tatticamente in maniera perfetta. Il suo Genoa se la gioca alla pari con tutti, non arretra di un metro qualunque sia l'avversario che ha davanti. E la dimostrazione arriva dal fatto che, inserito in un contesto preciso dove nulla è lasciato al caso, chiunque gioca fa un eccellente figura. Proprio come l'esordiente Frendrup schierato per necessità addirittura fuori ruolo e che, al di là della grande occasione da rete fallita, è stato trai migliori in campo. E vale anche per calciatori che erano letteralmente spariti dai radar come Galdames e Hernani.
 
Resta irrisolto il problema del gol. Se dietro Ostigard e Vasquez crescono in maniera esponenziale partita dopo partita, ben protetti da un pressing asfissiante che non fa giocare gli avversari (non prendere gol da Roma, Inter e Atalanta ne è la prova tangibile), davanti il Genoa proprio non riesce a sbloccarsi. Blessin, anche a Bergamo, ha insistito col modulo ad una sola punta perché è quello che gli consente di coprire meglio il campo, ma è arrivato il momento di prendersi qualche rischio in più e provare a far giocare insieme Yeboah e Destro. Sperando nei recuperi di Ekuban, che a Venezia, si era finalmente sbloccato e di Piccoli, che lo scorso anno a Spezia aveva comunque segnato cinque pesantissimi gol.
 
A Bergamo il Genoa ha pareggiato la settima partita sulle sette della gestione Blessin. Non si tratta di un record assoluto per la serie A come invece sostenuto dagli incerti commentatori di Dazn, quello infatti appartiene al Varese che lo stabilì nella stagione 1970-71, quando i pareggi valevano oro essendo ancora lontana la regola dei tre punti a vittoria. Per gli amanti delle statistiche il secondo posto il Genoa lo divide con altre sei squadre e vale la pena sottolineare che nessuna di queste è poi retrocessa.
 
Venerdì sulla sua strada il Genoa troverà un altro vecchio cuore rossoblu: Ivan Juric. Preziosi aveva avuto una delle sue intuizioni felici affidandogli la panchina che era stata di Gasperini, il suo maestro. Salvo poi però non supportarlo adeguatamente e facendolo finire nel solito tritacarne che ha spappolato tutti gli allenatori, ad eccezione appunto di Gasperini, che si sono alternati sulla panchina del Genoa nei suoi 18 anni di presidenza. Il Torino domenica sera si è molto lamentato per il rigore non concesso a Belotti. Solare, ma come del resto lo erano per il Genoa quelli su Destro e Portanova contro Salernitana e Empoli. Con un'unica differenza: non c'era stata la stessa grancassa mediatica. Il presidente del Torino, Urbano Cairo, è infatti l'editore della Gazzetta dello Sport che dà sempre grande risalto agli errori, veri o presunti, ai danni del Torino. A proposito, siamo davvero sicuri che, domenica contro l'Inter, Belotti, in occasione del gol di Bremer, non disturbasse Handanovic e che il suo fosse effettivamente un fuorigioco passivo?
 
Domenica sera a Bergamo era presente tutto lo stato maggiore dei 777. A Josh Wander, a fine partita sotto la curva dei tifosi del Genoa che non smettevano di cantare, è scappato un “incredible” pieno di stupore e di ammirazione. Il futuro, a prescindere da come si concluderà questo campionato, non dovrebbe più essere, come in passato, un enorme punto interrogativo. C'è una squadra giovane e interessante, un allenatore che ha saputo subito conquistare i tifosi ed una proprietà ambiziosa. Certo che se si riuscisse ad arrivare a quota 34, sarebbe un anno guadagnato sulla tabella di marcia.
 
A proposito, ai soliti teorici dell'”io l'avevo detto”, e che a gennaio teorizzavano un mercato da usato sicuro stile Salernitana, speriamo non sia sfuggita l'autocritica del direttore Sabatini: “Ho commesso alcuni errori di valutazione, puntando su giocatori che erano fermi da troppo tempo e che non hanno più il ritmo per giocare in serie A”.