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Entella, Gozzi: "Io non mi arrendo, lotteremo fino alla fine"

di Alessandro Bacci

I chiavaresi al penultimo posto in Serie B: "Serve un’impresa, ma in passato abbiamo dimostrato di saper raggiungere traguardi insperati"

Quarta sconfitta consecutiva per l'Entella e classifica che fa paura. I chiavaresi si trovano al penultimo posto in classifica in Serie B, alla pari del Pescara ultimo. A tracciare un bilancio del momento è il presidente Antonio Gozzi:  “Io non mi arrendo. Stiamo vivendo un momento di grande difficoltà, ma vi assicuro che il nostro DNA di combattenti ci porterà a lottare sino alla fine. Non posso accettare che si alzi bandiera bianca a quindici partite dalla conclusione del torneo. Nella scorsa stagione il Cosenza si è salvato con un finale straordinario: ha  ottenuto 8 vittorie, 2 pareggi, 5 sconfitte. Serve un’impresa, ma in passato abbiamo dimostrato di saper raggiungere traguardi insperati - afferma il presidente ai canali ufficiali della scoietà biancoazzurra - Bisogna crederci e non lasciare nulla d’intentato e per questo tutte le componenti devono impegnarsi al massimo: dirigenza, tecnico e calciatori. Guardo i numeri, che non mentono mai: l’anno scorso in questo momento del campionato due squadre che poi sono retrocesse avevano 33 e 29 punti. La serie B si decide a marzo e aprile”.

Nell’ultimo mercato tutti si aspettavano che arrivasse una prima punta in grado di garantire un certo numero di gol. “Era il desiderio di tutti noi dare a mister Vivarini un’alternativa in più per l’attacco. Ma il mercato di gennaio è molto difficile  :  abbiamo  ricevuto alcuni no, ad iniziare da Iemmello, altri giocatori erano indecisi, qualcuno si è pure preso  gioco di noi come Ninkovic, ma forse col senno di poi non è stato un male. Alcuni venivano solo per l’aspetto economico e queste persone non facevano al caso nostro. Ci assumiamo la responsabilità di quanto fatto. Credo molto comunque in Capello, Dragomir e Marcucci, e sono certo che Vivarini saprà utilizzarli al meglio”.

E’ più deluso o amareggiato? “Né l’una né l’altra : nella mia vita sono stati certamente più numerosi i momenti difficili rispetto a quelli in cui tutto andava in discesa. In questi frangenti ci vuole unità e coraggio per superarli e l’ho ribadito anche alla squadra”.

Ai tifosi cosa vuol dire? “Credo sia giusto ribadire la missione che la mia famiglia sente nei confronti della  Virtus Entella. Per noi gestire un club calcistico significa solidità nel tempo, ed  essere orgogliosi del senso di appartenenza che accomuna tutte le figure del nostro organigramma. Per noi è già importante esserci,  nel calcio che conta, condividere i nostri valori con persone vere e uomini di spessore prima che dirigenti, allenatori o giocatori. Per noi fare calcio significa far crescere i giovani del vivaio, portarli  in prima squadra se possibile , ma anche, e questo sempre, formarli per la vita”.

Pochi presidenti userebbero questo metro: “L’Entella andrà sempre controcorrente in questo senso. Noi vogliamo  usare il calcio come tessuto connettivo di un territorio, come cassa di risonanza per aiutare i più deboli, per sostenere eccellenze come il Gaslini, che scende in campo con noi in ogni gara : la vittoria più bella. A noi piace creare un legame forte con i tifosi che credono in noi e con le aziende che ci sponsorizzano, tutti membri insostituibili della nostra idea di  Entella. Questo è il modello della nostra società e specie oggi che  il calcio sta combattendo per la sua sopravvivenza, sono convinto che sia l’unica strada da percorrere. Rispetto ovviamente anche chi  tra i nostri tifosi non la pensa così, ma io non cambierò idea”.