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Centrosinistra per le regionali: teatro dell'assurdo

di Paolo Lingua

In politica tutto è possibile perché certi esiti sono frutto di colpi di scena, ma, giunti a questo punto, nasce una riflessione letteraria. I partiti del centrosinistra si devono essere ispirati a qualche testo di Samuel Beckett, padre del teatro dell’assurdo, per condurre la trattativa che dovrebbe portare all’accordo su un candidato presidente per le prossime elezioni regionali.

Beckett dovrebbe essere inserito, come in passato, tra gli autori della prossima stagione del Teatro Nazionale di Genova. Sarebbe una ottima occasione per riflettere su cosa “non” si dovrebbe mai fare per rovinare una campagna elettorale. Per la verità, se vogliamo spostare la riflessione a livello nazionale, i due partiti maggiori dello schieramento, il cosiddetto “matrimonio forzoso”, oltre che in Liguria, non hanno dato grandi prove di unità in tutte le altre sei regioni dove il 20 settembre di dovrà votare.

In nessuna infatti il Pd e il M5s andrà insieme. In tre il Pd andrà con Italia Viva e i partitini sono dispesi al vento un po’ dappertutto. In Liguria, in teoria, si annunciano, ogni giorno, sforzi erculei, per trovare l’intesa e il candidato che abbia il carisma di unire. Ma sinora si ha la sensazione, salvo qualche repechage in extremis sempre più difficile, che la strada sia sempre più in salita.

E’ stato “bruciato” in prima battuta con un pasticcio mediatico di Simone Farello, segretario regionale del Pd, il candidato che quasi certamente avrebbe avuto più chances di vincere, ovvero l’avvocato Ariel Dello Strologo, la personalità che avrebbe potuto abbracciare una più vasta area di consensi. I grillini e i partitini di sinistra hanno tenuto in piedi la candidatura del giornalista Ferruccio Sansa che aveva il “no” secco del Pd ligure (e qui altro mezzo pasticcio del vicesegretario nazionale Andrea Orlando) e dei renziani. Non suscitava caldi entusiasmi, ma neppure ostilità, l’ex preside di Ingegneria Aristide Massardo.

Poi, di tanto in tanto, sono emersi nomi, subito svaniti nelle nebbie anche per loro scelta. Nelle ultime ore sono apparsi come lucciole nel buio estivo altri nomi pressochè sconosciuti all’opinione pubblica.  I ping pong sono incrociati e coinvolgono le segreterie regionali e quelle nazionali in un valzer dove i protagonisti più che muoversi con armonia si pestano i piedi come nei film comici di un tempo.

Emerge un basso livello della qualità della politica, dove sembrano scomparse oltre che l’intuizione vincente anche quel minimo di furbizia e di astuzia nel muoversi che hanno caratterizzato, anche in operazioni vincenti, la tanto vituperata Prima Repubblica. Che però, anche nei momenti di crisi e di decadenza, metteva in campo un ceto politico il cui livello non era neppure confrontabile con quello attuale. A questo punto ci si chiede quanto tempo ci vorrà ancora prima che i rottami dei partiti della sinistra riescano a trovare la quadra. Mancano ormai due mesi e mezzo  al volto. Occorre saldare gli schieramenti, scegliere le candidature, piazzarle sui collegi e costruire programmi e azione di promozione e di comunicazione.

Gli avversari del centrodestra non sono privi di contrasti interni e hanno chiusa la gestione della regione con qualche affanno, in particolare sul piano della sanità. Una campagna elettorale “alla grande” avrebbe consentito al centrosinistra una rimonta, dopo cinque anni di sconfitte in Liguria. Ma adesso? Come si uscirà dalla navigazione a zig zag sinora gestita? Ci saranno novità, recuperi o rotture? Ogni notte, come si annuncia da mesi, potrebbe essere buona per una soluzione che, però, muore, come i sogni, quado spunta l’alba.