Condividi:


Autostrade chiare: "Non vogliamo piu' rischiare, qualcuno deve pagare"

di Cristina Capacci

Sabato alle 15 il presidio davanti alla Prefettura di Genova

Sono attese circa duemila persone sabato pomeriggio, a partire dalle 15 in largo Pertini, per la manifestazione del comitato "Autostrade chiare". Il comitato nasce da una pagina Facebook (che oggi conta 62mila persone) creata per protestare contro i disagi e i ritardi che incontra ogni giorno chi viaggia in autostrada: in piazza sono attesi anche gli auto trasportatori e le pubbliche assistenze.

La richiesta è quella di sicurezza e giustizia - spiega il presidente Luca Ternavasio - Le autostrade sono insicure e fuori norma, viadotti e gallerie sono fatiscenti, ci vogliono risposte concrete e garanzie».

Il comitato si sta attivando su diversi fronti, dalla creazione di un proprio team di ingegneri che stanno cominciando in autonomia a ispezionare i viadotti al collegamento con alcuni studi legali “con cui stiamo valutando le strade da intraprendere per chiedere i danni”. Esclusa la class action, “impraticabile di fatto per la nostra situazione e con il nostro ordinamento giuridico” le altre possibilità riguardano la richiesta di danni penali e civili attraverso diversi strumenti. Rispetto alla revoca della concessione il comitato ha una linea chiara: “E’ ovvio che non vogliamo più come cittadini avere a che fare con questi concessionari – spiega Ternavasio – ma prima vogliamo capire i diversi scenari, dal chi gestirà le autostrade a chi farà la manutenzione. Prima devono pagare e poi vedremo come revocare questa concessione”.

In piazza ci sarà anche il comitato dei parenti delle vittime di ponte Morandi, come spiega Giuseppe Matti Altadonna, padre di Luigi. Per questo una delegazione del comitato autostrade chiare parteciperà il 14 febbraio al volantinaggio organizzato dai parenti delle vittime nell’autogrill di Genova Ovest.