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A Boves sulle tracce di Anna Lucia Cecere, la donna accusata di aver ucciso Nada Cella

di Matteo Angeli

Oggi la donna ha 53 anni e sul viso porta i segni di una vita travagliata. Da mesi si è chiusa in casa con il figlio, il marito e il suo barboncino

A Boves sulle tracce di Anna Lucia Cecere, la donna accusata di aver ucciso Nada Cella

Dal nostro inviato a Boves (Cn)

Chiedi di lei in paese e in molti scuotono la testa. “No, non l’ho mai vista”. Dice un contadino intento a trascinare un carretto pieno di arbusti. “Ho sentito la televisione, non conoscevo neppure la storia”.

Pochi metri più avanti un uomo con la sigaretta accesa legge il giornale nell’unico bar-tabacchi di Mallare, la piccola frazione di Boves nota soprattutto per la presenza di un rinomato Golf Club. “Conosco il marito Lorenzo, ma lei non l’ho mai vista anche se mi hanno detto che ha un caratterino un po’ così. Lui è una brava persona, un gran lavoratore”.

Il nome di Anna Lucia Cecere oggi in paese, e non solo, è sulla bocca di tutti. Ma da queste parti la gente è sempre riservata e non ama parlare. Neppure di una donna che vive qui da più di vent’anni. “Non so dove vada a fare la spesa - racconta Maria, 54 anni intenta a caricare delle valigie nella vettura posteggiata davanti al cancello della sua abitazione - io l’avrò vista due volte, al massimo tre, ma sempre di corsa. Ho letto anch’io le notizie sulla vicenda, non so cosa dire. Spero solo che questa vicenda si chiuda il prima possibile”.

Anna Lucia negli ultimi mesi si è vista ancora meno in giro. Da quando, all’inizio dell’estate, ha saputo di essere finita nuovamente nel registro degli indagati con l’accusa di aver ucciso Nada Cella il 6 maggio 1996, si è chiusa in casa con il suo barboncino, il figlio e l’amore del marito Lorenzo Franchino. Un uomo letteralmente stravolto da tutta questa vicenda alla quale, molto probabilmente, non ha mai dato molta importanza e che pensava ormai finita nel dimenticatoio.
Invece da alcuni mesi la loro vita è cambiata ancora una volta con quell’avviso di garanzia della Procura di Genova arrivato, un po’ a sorpresa, dopo il lavoro certosino della giovane criminologa barese Antonella Delfino Pesce.

Nella villetta gialla a due piani in piena campagna i vicini non vogliono parlare. Alcuni sono in buoni rapporti con la donna altri un po’ meno. “Lasciamo perdere - si lascia scappare un uomo - meglio stare zitti. Diciamo che non è molto simpatica”.

Oggi Anna Lucia ha 53 anni ed è molto diversa dall’epoca dei fatti. La vediamo per un attimo scendere dalla sua auto: capelli castani chiari, bassa di statura, viso tondo ma duro. Di sicuro la vicenda l’ha segnata non poco come di sicuro gli ultimi mesi sono stati durissimi con quell’accusa di omicidio che è le è piovuta addosso. Forse aveva rimosso il tutto, forse pensava davvero che quella tragica vicenda fosse finita davvero.
Ora aspetta l’esito delle indagini del Dna su quel bottone trovato all’epoca nella sua abitazione e su altri reperti che erano stati catalogati ma non analizzati con le tecnologie di oggi.

Anna Lucia Cecere era salita in Liguria da Caserta giovanissima. A Santa Margherita Ligure aveva stretto una relazione con un uomo che le aveva anche dato un figlio. Poi il trasferimento nella vicina di Chiavari dove trova un altro compagno e dove conosce il commercialista Soracco. I due si vedono più volte in discoteca e, secondo l’accusa lei si invaghisce di lui. Chi indaga è convinto che questo possa averla portata a maturare gelosia prima e poi rancore e rabbia nei confronti di Nadia Cella. La donna che, in quel momento, rappresentava ciò che lei desiderava essere. Avrebbe ucciso Nada «per gelosia», ossessionata dal fatto che era un ostacolo al suo obiettivo.

Il marito di Anna Lucia Cecere non crede a questa versione e ribadisce l’innocenza della moglie. E’ un uomo scosso e stravolto da un’onda mediatica che prova a gestire come può. Difende la sua privacy, controlla le macchine che entrano nel suo vialetto e ai giornalisti chiede soprattutto “rispetto”. Ora non gli resta che attende l’esito degli esami e di attendere le nuove prove di cui gli inquirenti dispongono. Per lui l'incubo è appena iniziato.