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Sech-Psa: smascherati i vertici a Roma

di Paolo Lingua

Riunione al ministero dei Trasporti sulla discussa fusione, ma i protagonisti negano la loro presenza

C’è un pizzico di giallo e forse anche di grottesco su quanto è accaduto oggi presso il Ministero dei Trasporti, dove si sarebbe svolto un confronto informativo tra la ministra Paola De Micheli e i vertici manageriali del Sech e del Psa che vorrebbero realizzare una fusione tra le due imprese per la gestione del traffico container. Il giallo nasce dal fatto che da fonti del ministero è giunta la conferma che la riunione si è svolta, ma i due amministratori delle società interessate, Giulio Schenone (Sech) e Gilberto Danesi (Psa) hanno entrambi negato d’essere stati a Roma e di essere stati presenti all’incontro.

Quale è la verità? Qui nascono i profili del “giallo” e del “grottesco”, perché se fosse una menzogna non se ne comprenderebbe il motivo. Da quel che è trapelato, ma del resto trattandosi d’un confronto era prevedibile, non è emersa alcuna decisione. Anche perché la vicenda si è caricata nelle scorse settimane di pesanti polemiche che hanno visto insorgere contro l’ipotesi della fusione molti esponenti del mondo portuale, sia armatori, sia trasportatori, sia terminalisti (Aldo Spinelli, Augusto Cosulich, il gruppo Messina) per non parlare dei dubbi espressi dal mondo sindacale dei lavoratori portuali. Gli imprenditori denunciano che si creerebbe un monopolio perché l’accordo porterebbe solo alla nuova realtà il traffico delle navi sopra i 5 mila teus, creando problematiche anche per le unità minori.

La nuova realtà (che vedrebbe il Psa, che dipende da una multinazionale di Singapore, con il controllo di  circa l’80% dell’impresa) assorbirebbe, imponendo i suoi costi, gran parte del traffico merci con difficoltà per gli operatori dello shipping perché le unica alternative sarebbero il Terminal di Vado e La Spezia. Poi c’è il timore di perdite di posti di lavoro e tagli del personale. Secondo la valutazione di operatori ed esperti portuali il terminal Sech, inoltre, sarebbe invece adatto per l’attracco di unità da crociera.

La questione, assai complessa, è legata alla legge vigente che proibisce, appunto come monopolio, l’impiego di due terminal nello stesso scalo con le medesime funzioni. Ci sono stati tentativi di presentare nelle scorse settimane proposte di legge che puntavano alla modifica della attuale normativa, ma poi sono state tutte ritirate o dichiate non ammissibili. Nel volgere di un paio di settimane, salvo sorprese, l’Autorità Portuale, che appare piuttosto perplessa, dovrebbe decidere in proposito. Era stato infatti posta da parte dei vertici di Genova una richiesta interpretativa delle norme vigenti a Ministero dei Trasporti.

Ma, da quello che sinora si è potuto comprendere, sia pure ufficiosamente, la ministra Paola De Micheli non sembra propensa a proporre modificazioni di legge o interpretazioni “allargate”. Ma su tutto pende il dubbio. Dal ministero, come s’è detto, è giunta la conferma della riunione che, ovviamente, non si è conclusa con una decisione definitiva. Ma resta a questo punto la “negazione” di presenza a Roma dei vertici delle due imprese interessate.

Tattica? Delusione? Eccesso di prudenza sul filo della spregiudicatezza? Chi vivrà vedrà e la verità salterà fuori prima o poi. Ma la vicenda della fusione Sech – Psa non è certamente un gioco e forse dovrebbe essere affrontata da tutti i protagonisti con molta serietà.