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Sanità Liguria, 4.500 nuovi casi di ictus cerebrale ogni anno

di Redazione

Presentati i risultati della campagna informativa regionale PRESTO

In Liguria sono 4.500 i nuovi casi di ictus cerebrale ogni anno: è quindi necessario aumentare la consapevolezza della popolazione sui sintomi e sull'urgenza di recarsi, tramite il 112, nei Centri dedicati per favorire un intervento tempestivo. A presentare i risultati dello studio che deriva dalla campagna informativa regionale P.R.E.S.T.O. (acronimo di Perdere forza, Riduzione vista, Esprimersi, Sorridere, Tempo, Ospedale) è stato oggi Massimo Del Sette, direttore della struttura complessa di Neurologia dell'ospedale Galliera, presidente di Alice Liguria Onlus e vicepresidente della Società Italiana Neurologia con la presidente nazionale di Alice nonché presidente dell’Osservatorio Ictus Italia Nicoletta Reale, il presidente di Fondazione Carige Paolo Momigliano e l'assessore regionale alla Sanità Sonia Viale. 

"È importante - ha detto Sonia Viale - diffondere la conoscenza deisintomi dell'ictus. Siamo orgogliosi che lo studio 'Presto', il primo nel suo genere in Italia, sia stato realizzato dall'associazione nazionale Alice che ha sede in Liguria". "La Liguria - ha detto Del Sette - compare già al primo posto in Italia per numero di trattamenti effettuati nell'ictus ischemico, rapportato alla popolazione. Ma solo il 50% dei pazienti che potrebbero essere trattati viene in effetti sottoposto alle terapie di ricanalizzazione arteriosa. Causa principale è l'arrivo tardivo dei pazienti agli Ospedali attrezzati per le terapie dell'ictus ischemico".

Nel periodo compreso tra il 1 febbraio 2018 e il 31 maggio 2019 sono stati analizzati 1283 soggetti, di cui il 53% uomini e il 47% donne. L'età media per le donne è di 80 anni negli uomini 75 anni. Il confronto tra i tempi dall'esordio e la 'porta dell'ospedale', prima durante e dopo campagna, ha dimostrato un trend di riduzione, in media di 37 minuti. 

"I soggetti che hanno avuto un ictus e sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 800.000, ma il fenomeno è in costante crescita, considerando che oggi si vive più a lungo e che l'Italia è tra i paesi europei con speranza di vita più elevata - spiega Nicoletta Reale - Fondamentale per la prevenzione è la adeguata consapevolezza da parte dei cittadini dei fattori di rischio che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano la possibilità di incorrere in un ictus: ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo ed alcune anomalie cardiache e vascolari. Le nuove terapie della fase acuta (trombolisi e trombectomia meccanica) possono evitare del tutto o migliorare spesso in modo sorprendente questi esiti, ma la loro applicazione rimane a tutt'oggi molto limitata per una serie di motivi, tra i quali il ritardo con cui il paziente arriva in ospedale, il ritardo intra-ospedaliero e la mancanza di reti ospedaliere appropriatamente organizzate".

"La Liguria - dichiara Massimo Del Sette - compare già al primo posto in Italia per numero di trattamenti effettuati nell'ictus ischemico, rapportato alla popolazione. Ma solo il 50% dei pazienti che potrebbero essere trattati viene in effetti sottoposto alle terapie di ricanalizzazione arteriosa: questo avviene nonostante il fatto che le attuali linee guida non prevedano più limiti legati all'età (anche ultra-novantenni possono essere trattati) o alla gravità (anche ictus molto lievi o molto gravi sono potenziali candidati alla terapia trombolitica). Causa principale è l'arrivo tardivo dei pazienti agli Ospedali attrezzati per le terapie dell'ictus ischemico”.