Porto di Venezia, anche la terza seduta del Comitato non è valida

di Marco Innocenti

Musolino: "Il futuro dei nostri porti è più importante di ogni tattica di breve periodo o di questione personali"

Si è tenuta stamane, martedì 30 giugno, la seduta del Comitato di gestione dell’AdSP del mar Adriatico settentrionale, programmata con convocazione urgente per risolvere la situazione di stallo verificatasi dopo la sedutanella quale i rappresentanti di Città metropolitana e Regione Veneto hanno votato contro l'approvazione del Bilancio 2019 dell'Ente. Alla convocazione di oggi, nessuna sorpresa visto che Fabrizio Giri, rappresentante della Città Metropolitana di Venezia, e Maria Rosaria Campitelli, rappresentante della Regione Veneto, avevan già ieri fatto sapere che non sarebbero stati presenti.

Dopo aver atteso 20 minuti come da regolamento interno, il presidente Pino Musolino ha rilevato la mancanza del quorum strutturale e ha decretato l’assenza del numero legale per procedere con la seduta, dandone atto nel verbale.

“La situazione, assolutamente inedita a livello nazionale, è tanto più inspiegabile se si considera che l’Ente ha un Bilancio particolarmente florido, oltre che già validato dai revisori nominati dal MEF e dal MIT, nonché col parere favorevole dell’organismo di parternariato - commenta il presidente Pino Musolino - I componenti del Comitato Giri e Campitelli hanno rifiutato oggi la terza opportunità che era stata loro offerta per dimostrare che il futuro dei porti di Venezia e Chioggia è più importante di qualsiasi tattica di breve periodo o questione di natura personale. La loro scelta di irrazionale intransigenza, nonostante l’Ente abbia continuato anche in questi giorni a produrre spiegazioni supportate da dati e pareri inoppugnabili sull’efficacia delle sue azioni, ha ricadute gravi, perché rischia di limitare l’operatività dell’Autorità in una fase congiunturale che richiederebbe, invece, soluzioni condivise innovative e flessibili per rilanciare il cluster marittimo e scongiurare eventuali crisi occupazionali”.