Cosa resta in un volto? "La Porta dei Girasoli" tra necessità e coraggio

di Giulia Cassini

Il libro di Corinna Praga e l'ironia di una memoria che resta

Ci sono porte da cui non tutti riescono a entrare e uscire con facilità. Una di queste è "La Porta dei Girasoli" che con il dolore e con una buona dose di ironia spalanca lo sguardo sulle vicende di Corinna Praga, genovese, che si è occupata da sempre della salvaguardia dei percorsi storici della città raccontando la Superba in molte pubblicazioni ("Andar per creuse", "Trentaquattro musei all'aperto", "La Mia Postumia ed altre antiche Vie nelle valli Bisagno e Polcevera e tra Voltri e Nervi").

Oggi, dopo la descrizione degli anni giovanili in "Tempo dell'altro ieri" presenta il romanzo dei 90 anni, appunti dapprima scritti a matita, cronaca di vita vissuta a partire da una caduta dovuta al cedimento del femore. Da lì il Pronto Soccorso, la riabilitazione per anziani e il ricovero in un centro anziani. Ben 73 giorni che forse accomunano tanti, ma che le hanno spalancato gli occhi sul "Volto memoria di tutto, nonostante noi", quando si perde la memoria o qualche connessione e le luci iniziano a spegnersi una dopo l'altra sino a ritrovare solo pochi tratti di sé, con lineamenti che sembrano scomparire, e poi "la perdita dell'identità nella società contemporanea",  a partire dalle relazioni tra personale e ospiti o con i familiari.

Cosa resta di un volto? E di una vita intera? Un'analisi sulla scia dell'indagine del 1887 della reporter Nellie Bly che, fingendosi afflitta da paranoia, si fece rinchiudere nel manicomio dell’isola di Blackwell per scoprire le condizioni di vita delle donne ricoverate. Pseudonimo di Elisabeth Jane Cochran, la Bly fu la prima giornalista investigativa per conto di Joseph Pulitzer, proprietario del New York World. Fu così che nacque anche il famoso libro “Dieci giorni in manicomio”.

Qui invece Corinna Praga parte dalla riflessione della porta varcata e inspiegabilmente istoriata con girasoli "Che dalla mitologia greca alle atroci avventure del Basso Medioevo hanno sempre significato tristezza e fine di tutto ciò che è scintillante e vivo". Per lei inizia un viaggio, profondo e ironico: “Hai molto dolore, gioia?”; “Scusi, quando verrà il dottore?”; “Bella gioia, appena potrà, il dottore verrà da tutti, anche da te”. “Gioia”, “Tesoro”, “Amore”. Parole che definisce ricorrenti "Tra la perduta gente al di là della porta dei girasoli", tra i pazienti spesso con poche speranze di tornare a casa in salute.

C'è la sofferenza, ma anche il brio e la lente caustica sulla moda: "Per i giovani maschi - si legge- è oggi di prammatica la barba, per lo più assai nera. Elemento che non facilita, ai pazienti, il riconoscimento della persona che porta loro aiuto".  E ancora riflessioni sui tatuaggi coloratissimi e in voga, sulle voci e su tutto quello che compone la personalità, anche bisticci come quelli sulla differenza tra una sogliola e una platessa oppure disuguaglianze parimenti raffinate tra carrozzine "fuori serie" e "carrozzelle comode".

Tra i vari riferimenti quello alla "Litania" di Giorgio Caproni e ai colori, agli odori, ai suoni di Genova. "Nelle litanie della sera - scrive l'autrice- oltre la Porta dei Girasoli due aspetti degli affetti umani: dolore, paura, ma anche amore e gioiai di vivere". Ecco perchè alla presentazione della serata del 2 dicembre presso la Feltrinelli di Genova l'editore di Erga Marco Merli con la giornalista Carla Scarsi, la pittrice e autrice della copertina del volume Ornella Pittaluga e Giulio Bozzo, studioso d’arte contemporanea, hanno accostato diversi contributi video con riflessioni dell'autrice all'arte contemporanea di grandi classici e di H3c (Ettore Pandini) che con i suoi Digital College rivela molte contraddizioni indagate nel libro.