A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, il mondo accademico riflette sulla libertà della ricerca
di Luca Pandimiglio
L’iniziativa si è inserita all’interno di “Invulnerabilia”, il ciclo di incontri promosso dal Centro strategico sicurezza, rischio e vulnerabilità di UNIGE in collaborazione con la Camera di Commercio
A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, l’Università di Genova ha dedicato un momento di riflessione al tema della libertà della ricerca e della tutela dei ricercatori impegnati in contesti internazionali complessi. L’iniziativa si è inserita all’interno di “Invulnerabilia”, il ciclo di incontri promosso dal Centro strategico sicurezza, rischio e vulnerabilità di UNIGE in collaborazione con la Camera di Commercio.
La giornata ha rappresentato un’occasione per affrontare il caso Regeni non solo dal punto di vista della memoria, ma anche come punto di partenza per una riflessione più ampia sul rapporto tra ricerca, diritti, sicurezza e democrazia. Il panel dedicato al giovane ricercatore ha fatto seguito alla proiezione del documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo”, organizzata nelle scorse settimane all’Albergo dei Poveri e partecipata da numerosi studenti, docenti e cittadini.
Nel corso degli interventi è emerso come il caso Regeni abbia segnato profondamente il mondo universitario e scientifico internazionale, aumentando la consapevolezza dei rischi legati alle attività di ricerca sul campo, in particolare nell’ambito delle scienze sociali e politiche. La morte del ricercatore italiano ha infatti evidenziato quanto il lavoro accademico possa diventare vulnerabile quando si svolge in contesti caratterizzati da tensioni geopolitiche, limitazioni delle libertà civili o repressione politica.
Il dibattito si è concentrato sull’importanza di garantire la libertà della ricerca come elemento essenziale di ogni società democratica. Secondo i partecipanti, la possibilità per studiosi e ricercatori di affrontare temi delicati, analizzare fenomeni sociali e svolgere indagini indipendenti rappresenta un diritto fondamentale che deve essere protetto dalle istituzioni.
Accanto al tema della libertà accademica, ampio spazio è stato dedicato anche alla necessità di rafforzare gli strumenti di sicurezza per chi conduce ricerche in aree considerate sensibili. Negli ultimi anni università, ministeri e organismi accademici hanno avviato percorsi di riflessione e definito linee guida per valutare con maggiore attenzione i rischi connessi alle missioni internazionali, soprattutto in Paesi segnati da instabilità politica o da limitazioni della libertà di espressione.
I relatori hanno sottolineato come la sfida attuale sia trovare un equilibrio tra la tutela dei ricercatori e la necessità di non limitare la possibilità di svolgere studi in territori complessi. Rinunciare a determinate aree di ricerca, infatti, significherebbe impoverire la comprensione di fenomeni sociali, politici ed economici sempre più centrali nello scenario globale contemporaneo.
Durante la giornata si è parlato anche del valore etico della ricerca e del ruolo della conoscenza come bene comune. La ricerca della verità è stata descritta come un’attività che richiede responsabilità, consapevolezza e coraggio, soprattutto quando porta a confrontarsi con realtà difficili o con sistemi che non garantiscono pienamente i diritti fondamentali.
L’iniziativa dell’Università di Genova ha voluto quindi trasformare il ricordo di Giulio Regeni in un’occasione di confronto concreto sul presente e sul futuro della ricerca internazionale. A dieci anni dalla sua morte, il suo caso continua infatti a rappresentare un simbolo delle fragilità che possono colpire il mondo accademico, ma anche della necessità di difendere con forza la libertà di pensiero, di studio e di espressione.
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