Genova, migrante suicida nel centro, gli altri ospiti: "E' maledetto chiudetelo"

di Michele Varì

"Abbiamo sempre il suo viso davanti, da noi dopo un suicidio la casa della vittima viene chiusa"

Quando hanno scoperto che il compagno finito in ospedale in gravissime condizioni dopo avere tentato di impiccarsi era morto sono scesi in strada gridando che non potevano più rimanere in quella casa.

“Al nostro Paese quando una persona si toglie la vita la sua casa viene chiusa perché è maledetta e possono morire altre persone.

La clamorosa protesta è stata messa in atto, con tanto di striscione, da parte dei quaranta ospiti africani di un centro di accoglienza di Agorà, in via Polonio, a Bolzaneto.

Per calmarli sono dovuti arrivare i carabinieri, come si vede nel video apparso sui social.

I migranti raccontano che in quella struttura ora si vedono sempre davanti il viso del loro amico morto. "Dobbiamo andare via".

Per capire meglio quanto sta accadendo nella struttura abbiamo provato a parlare con un portavoce di Agorà, senza ricevere risposte.

Dai racconti degli ospiti trapela che il giovane che si è tolto la vita, originario del Mali, soffriva molto perché nonostante gli fosse stato riconosciuto il diritto di avere un permesso di soggiorno di un anno, non riusciva a ritirarlo per le lungaggini dovute a Covid, ma lui, probabilmente già provato da anni di incertezze, non ce l'ha fatta e quando è rimasto solo in una delle camerette della struttura si è stretto un filo intorno al collo e si è ucciso.

Le storie dei migranti del centro sono di ordinaria disperazione. Ragazzi scappati dal proprio Paese che si ritrovano ad essere sfruttati, nel deserto, sulle coste della Libia, dove solo lavorando si riescono a pagare il viaggio della speranza in mare, destinazione Italia. Ma anche qui la situazione è difficile e rischiano di essere ancora sfruttati, di lavorare e di non essere pagati nonostante l'assistenza ricevuta nelle strutture di Agorà.