Genova, la rabbia dei ristoratori: "Non ci vengano a parlare di zona rossa"

di Redazione

Alessandro Cavo: "Il ristorante è un presidio di sicurezza, a casa la gente può fare quello che vuole. Le cause della seconda ondata vanno cercate altrove"

I ristoratori seguono con apprensione l'evolversi della situazione sui nuovi protocolli del governo per far fronte alle festività. Una nuova stretta sui locali potrebbe rivelarsi davvero mortale per la categoria. È ciò che afferma Alessandro Cavo presidente della Fipe Confcommercio della Liguria e proprietario di un locale nel centro di Genova: "Noi nella riapertura pre estiva ci siamo adeguati alle normative e protocolli covid, abbiamo reso i nostri locali sicuri con tutte le misure richieste per evitare i contagi. Secondo l'Iss i ristoranti sono i luoghi dove ci si contagia meno. Abbiamo fatto investimenti e c'è stato promesso un credito d'imposta a cifre importanti, il governo è arrivato al 2-3%. L'unico aiuto è stato il bando di Regione Liguria. Poi sono arivate le zone gialle, arancioni e rosse. Abbiamo fatto i sacrifici e siamo diventati zona gialla, abbiamo potuto aprire i nostri locali fino alle 18 anche se non ci spieghiamo come possiamo non essere contagiosi fino alle 18 e poi diventarlo superato quell'orario. Ora ci viene detto che pur essendo con i dati della zona gialla, con ogni probabilità potremmo diventare una zona arancione con il rosso a intermittenza per volontà del 'tiranno'. Questi dati non verrebbero dai parametri ma da una realtà politica, questo non lo comprendiamo."

Il ministro Boccia ha detto chiaramente dis cordarsi cenoni e feste private: "Se ci sono delle norme vanno rispettate, non ci sono norme che non mi permettano di mettere la mascherina e andare in via XX Settembre a comprare. Mancano le basi di quello che è il nostro sistema. Se vogliono cambiare la normativa la cambino ma non mi vengano a parlare di zone rosse perchè i nostri parametri sono da zona gialla. Abbiamo proposto di controllarci con i tamponi. Qui si continuano a cambiare le carte in  tavola, noi siamo stufi. Abbiamo le prenotazioni per i prossimi giorni e per noi sono vita. Ci sono un milione di lavoratori in Italia. Chiediamo rispetto, ci dicano a cosa dobbiamo attenerci. Questa estate non c'è stata una seconda ondata e noi eravamo aperti, forse le cause vanno ricercate da un'altra parte non nei ristoranti."

A una settimana da Natale c'è ancora molta incertezza: "Manca una stetimana a Natale, ci sono le prenotazioni. Il ministro Boccia parla di cenoni e festini, sembra che nei ristoranti si faccia il trenino con 50 persone. Parliamo di gruppi di tavoli da due. Una famiglia nella propria casa potrà fare quello che vuole e lo farà, il ristorante  come diceva il comitato tecnico scientifico il ristorante è un presidio di sicurezza."