Genova, è affondata la barca a vela che ha preso fuoco nella marina di Pegli

di Michele Varì

L'imbarcazione si è inabbissata poche ore dopo il rogo. Lo skipper illeso per miracolo

Si è inabbissata la barca a vela di una dozzina di metri che ieri mattina all'alba ha preso fuoco nel grande porticciolo Il Castelluccio di Pegli.

L'imbarcazione è affondata intorno alle dieci mentre gli operatori dello scalo e la Capitaneria di Porto, accorsi con una motovedetta, stavano cercando di approntare il trasferimento della barca in un cantiere navale per valutare i danni provocati dal rogo.

Impossibile per ora capire perchè la barca ha preso fuoco.

Il proprietario, uno skipper di professione, ha raccontato che appena ha girato la chiave per accendere il motore è esploso tutto e lui è stato sbalzato lontano. Solo per un miracolo non ha riportato ferite o ustioni.

Poi le fiamme, violente, che hanno interessato l'albero che ha bucato lo scafo e di fatto provocato l'affondamento della barca.

L'incendio è divampato alle 5.45. Le indagini per ricostruire quanto accaduto sono state avviate dai pompieri della sezione giudiziaria insieme ai colleghi del distaccamento di Multedo, i primi ad accorrere nel porticciolo del Castelluccio, una marina dove sono ancorate oltre 500 barche. Per questo lo skipper, per paura che le fiamme potessero propagarsi ad altre imbarcazioni, quando ha visto il fuoco ha avuto il sangue freddo e la prontezza di portare lontano dai pontili la sua barca.

Sul motivo dell'esplosione nesssuna pista è esclusa: i pompieri ascolteranno lo skipper per verificare se è possibile eslcudere un gesto doloso, possibilità per ora però poco accreditata. Si pensa invece che ad innescare l'esplosione, visto che si tratta di motori alimentati a gasolio (un carburante che non esplode), il botto possa essere stato creato da un corto circuito alle batterie della barca, come già capitato in altri roghi analoghi, a causa dei gas che si formano dagli acidi.