Genova, commemorato il maresciallo di polizia Carlà: annegò per salvare bimba

di Michele Varì

L'uomo morì 43 anni fa in Puglia per salvare una bambina che per anni ha sofferto in silenzio per il decesso del suo salvatore

A volte si abusa del termine eroe, ma quando si parla di un uomo che si getta fra le onde del mare in tempesta e perde la vita per salvare una bambina non ci sono dubbi: si tratta di un eroe.

Sarà per questo che la storia Carlo Carlà, anche se accaduta ben 43 anni fa, commuove ancora.

Il ricordo di questa tragedia avvenuta in Puglia è stata celebrata nel cimitero genovese di Staglieno perchè lui l'eroe, il maresciallo della polizia Carlà morto all'età di 53 anni per salvare una bimba che stava annegando nel mare di Porto Cesareo, a Lecce, pugliese di origine, abitava e prestava servizio a Genova.

La tragedia accade il 22 agosto del 1977 mentre Carlà era in vacanza nella sua Puglia. 

L'anno successivo per quel sacrificio al maresciallo venne insignita la medaglia d'oro in memoria al valor civile. Poi tanti anni, tante commemorazioni per ricordare un uomo che sembrava però rimanere solo nel cuore dei familiari, moglie e due figli, Stefania e Mario, rimasti senza papà a dodici e otto anni.

La svolta, quella che ha trasformato questa storia in quasi una trama di un romanzo, pochi anni fa.

Un trafiletto on line del Corriere Mercantile, lo storico quotidiano genovese fallito nel 2015, racconta della commemorazione a Genova di Carlà e arriva per caso nelle mani dei figli di una donna nel Leccese. Quella che ora è una donna era la bambina salvata nel '77  da Carlà.

I figli intuiscono che l'articolo parla della tragedia in cui morì l'”eroe” che strappò la mamma, allora bambina, dalle onde del mare. E così contattano la questura di Genova e grazie all'Ufficio Relazione per il Pubblico che organizza ogni anno la commemorazione riescono a conoscere ed abbracciare i familiari di Ettore Carlà. 

Un incontro di grande commozione ed intensità, che ha cambiato la vita alle due famiglie.

La bambina diventata donna ammise poi ai figli che non voleva incontrare i familiari di Carlà perché da quando era accaduta la tragedia si sentiva in colpa per la morte di quel maresciallo: “Nel paese per anni fui additata come quella che aveva provocato la morte di un padre di famiglia” ammise con le lacrime agli occhi.

 

 

 

(Nell'immagine la prima pagina della Domenica del Corriere di allora che raccontava del sacrificio di Carlà)