Dramma di Modena, Becchi: "Un agguato figlio del nichilismo, occorre recuperare un senso della vita"

di Katia Gangale - Stefano Rissetto

Il filosofo del diritto propone un'interpretazione diversa dal jihadismo o dalla malattia mentale

Il filosofo del diritto Paolo Becchi interviene a “Liguria Live” su Telenord e offre una lettura profonda e controcorrente del dramma di Modena, invitando a superare le reazioni immediate e le semplificazioni politiche che spesso accompagnano fatti di cronaca così violenti.

 

“Ciò che è successo a Modena ci dovrebbe far ragionare su una cosa – spiega Becchi – esiste un fatto, ma poi esistono diverse interpretazioni. E dalle interpretazioni nascono domande e forse anche conclusioni”.

 

Secondo il filosofo, il dibattito pubblico si è immediatamente polarizzato attorno a due narrazioni opposte: da una parte quella che riduce il responsabile a un malato mentale da curare, dall’altra quella che lo identifica semplicemente come un immigrato da espellere. “Sto estremizzando – precisa – ma entrambe le spiegazioni mi sembrano discutibili”.

 

Becchi critica quella che definisce la tendenza della politica e dell’opinione pubblica a “cavalcare l’onda del risentimento per acchiappare qualche voto in più”, trasformando tragedie umane in strumenti di propaganda. E pone provocatoriamente alcune domande: “Cosa dovremmo fare? Riaprire i manicomi o introdurre una cittadinanza a punti per chi non è nato da genitori italiani? Cerchiamo di essere seri, per favore”.

 

L’analisi del docente si sposta poi su un piano più ampio, quasi filosofico ed esistenziale. Per Becchi, il vero problema è una società che ha smarrito il senso della vita e il valore stesso dell’esistenza umana.

 

“In fondo siamo tutti palle che scivolano su un tavolo da biliardo – osserva –. Ci sfioriamo, ci urtiamo per un momento e poi ci allontaniamo. A volte una stecca mossa da una mano malvagia ne colpisce una e questa ne travolge altre, finché qualcuna cade nella buca. E lì finisce per sempre”.

 

Una metafora dura, che Becchi utilizza per descrivere una società dominata da individualismo e vuoto esistenziale. “Questa è diventata la nostra vita: produci, consuma e crepa”, aggiunge, richiamando anche una celebre scritta comparsa anni fa sui muri di via Balbi a Genova.

 

Per il filosofo, la risposta non può essere soltanto l’invocazione di maggiore sicurezza. “Per cambiare questa realtà – conclude – non abbiamo bisogno soltanto di sicurezza, ma di recuperare il senso della vita. Abbiamo bisogno di un nuovo esistenzialismo”.

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