Caso Gibelli, Terrile prende le distanze dal post sui manifestanti di Sestri: "Errore grave, ma no a strumentalizzazioni"
di R.P.
In Consiglio comunale il confronto sul post della consulente LGBTQIA+. Il centrodestra chiede la revoca dell’incarico, il vicesindaco: "Serve equilibrio nei giudizi"
La Giunta Salis considera "un errore grave" il post pubblicato sui social dalla consulente del Comune di Genova per i diritti LGBTQIA+ Ilaria Gibelli, ma respinge quella che definisce una "strumentalizzazione politica" della vicenda.
Il caso è approdato in Consiglio comunale attraverso tre interrogazioni presentate dalle consigliere di opposizione Alessandra Bianchi (Fratelli d’Italia), Ilaria Cavo (Noi Moderati-Orgoglio Genova) e Paola Bordilli (Lega), che hanno chiesto chiarimenti alla giunta e sollecitato la revoca dell’incarico affidato alla consulente dopo il contenuto pubblicato e poi rimosso sui social.
Al centro della polemica un post in cui Gibelli aveva associato alla manifestazione per la sicurezza organizzata a Sestri Ponente un’immagine di un topo di fogna e il riferimento ai "fascisti", suscitando forti reazioni politiche. La consulente, dopo la pubblicazione, ha cancellato il contenuto, ma secondo le opposizioni la rimozione non sarebbe sufficiente a cancellare la gravità delle parole utilizzate.
A rispondere alle interrogazioni è stato il vicesindaco Alessandro Terrile, intervenuto al posto dell’assessora alle Pari opportunità Rita Bruzzone, impegnata su un’altra vertenza.
"La posizione della Giunta è chiara: serve equilibrio dentro e fuori da questa aula, soprattutto se si ricopre un incarico pubblico – ha dichiarato Terrile –. Riteniamo sia stata sbagliata la presa di posizione della consulente Gibelli, che poi ha cancellato il suo post. È stato un errore grave e ci dissociamo da quelle affermazioni".
Il vicesindaco ha precisato che l’amministrazione non ritiene che i partecipanti alla manifestazione di Sestri Ponente siano fascisti: "Non pensiamo che i manifestanti di Sestri siano fascisti, o meglio che siano tutti fascisti. Rivendichiamo il diritto di manifestare di tutti, ma allo stesso tempo rigettiamo la strumentalizzazione politica della vicenda".
Terrile ha poi invitato il Consiglio comunale a mantenere un criterio uniforme nella valutazione delle dichiarazioni pubblicate sui social, ricordando alcuni post risalenti agli anni passati attribuiti a un consulente della precedente amministrazione comunale, Maurizio Gregorini, dal contenuto giudicato offensivo nei confronti della comunità LGBTQIA+, delle minoranze e delle istituzioni.
"Sappiamo che i social sono la patria delle esternazioni fuori luogo e sopra le righe – ha aggiunto Terrile –. Per questo è importante pesare le questioni e avere equilibrio di giudizio. In passato abbiamo assistito ad altre affermazioni molto gravi da parte di consulenti pagati con denaro pubblico, ma non abbiamo visto lo stesso livello di richiesta di intervento".
Di diverso avviso le forze di opposizione, che hanno ribadito la richiesta di revoca dell’incarico.
Per Alessandra Bianchi (Fratelli d’Italia), "Per l'Amministrazione Salis bastano la cancellazione del post e le parole di facciata del vicesindaco 'ha sbagliato', 'non condividiamo' per archiviare e giustificare gli ennesimi insulti dell'avv. Gibelli. La classica doppia morale della sinistra, il goffo tentativo di erigersi a guide morali superiori incapaci però di prendere posizioni nette quando a fomentare odio e violenza è un esponente della propria parte politica. Come Fratelli d'Italia abbiamo sempre condannato ogni forma di violenza, lo dimostra anche l'ultima presa di posizione del nostro premier, per questo crediamo fortemente che l'appello all'equilibrio, alla responsabilità del vicesindaco debba essere rivolto al campo largo tra le cui fila siede chi si sente in diritto di mostrare il dito medio ai genovesi sapendo già che comunque non ci sarà alcuna conseguenza negativa. Restiamo convinti che l'avv. Gibelli abbia dimostrato nuovamente la sua inidoneità a svolgere il ruolo assegnatole contravvenendo ai principi di non discriminazione e di rispetto previsti dal suo incarico oltre a rimarcare come, anche in questo caso, abbia contravvenuto anche al codice di condotta previsto per i dipendenti comunali a cui anche i consulenti sono chiamati ad attenersi. Da collega avvocato le ricordo che anche il nostro codice deontologico richiede un contegno adeguato ma evidentemente non si pone il problema delle conseguenze dei suoi comportamenti lesivi nei confronti di cittadini, Comune e dell'ordine professionale".
"Quello che abbiamo visto sui social di Gibelli è qualcosa di indegno – ha dichiarato Ilaria Cavo (Noi Moderati-Orgoglio Genova) –. Siamo di fronte a una recidiva e chi ha un rapporto fiduciario con un’amministrazione pubblica deve rispettare il ruolo che ricopre. Non è il post che deve essere rimosso, ma la consulente".
Anche Paola Bordilli (Lega) ha criticato la posizione della maggioranza: "La dignità di Genova è stata profondamente offesa. Abbiamo assistito a liberi cittadini scesi in piazza per manifestare – gente comune, padri e madri di famiglia, lavoratori – che sono stati definiti “topi usciti dalle fogne”». Inizia con questa ferma denuncia la presa di posizione contro le gravissime affermazioni che hanno colpito la cittadinanza genovese. Il peso e lo squallore di queste parole non arrivano da un utente qualsiasi della rete, ma da figure pagate con soldi pubblici per oltre 162 mila euro. Soggetti che, per il ruolo che ricoprono, dovrebbero unire la comunità e che invece utilizzano risorse pubbliche e vetrine social per dividerla, trasformando il dibattito democratico in un’arena di fango politico".
"Siamo stufi della finta superiorità morale della sinistra e dei suoi paladini. Ci fanno la morale sui diritti, sull’inclusione e sul linguaggio corretto, per poi dimostrarsi i primi a usare la rete come un manganello verbale contro chiunque non la pensi come loro. Questo è un paradosso intollerabile Di fronte a un simile insulto rivolto alla città, la richiesta era netta, immediata e quasi ovvia: l’allontanamento immediato di chi si è permesso di definire il popolo una “fogna". Richiesta rimasta inevasa da parte di una Giunta che si rende così complice, voltando le spalle alla realtà. Siamo davanti a una politica priva di leadership e di dignità, capace solo di creare strappi continui con il territorio. Chi siede sulle poltrone della Giunta è stato eletto per governare, non per fare da scudo umano a consulenti indifendibili. Quando un’amministrazione perde il coraggio di sanzionare l’arroganza, smette di essere una guida e diventa complice. Anche in questo caso assistiamo a ciò che purtroppo sta già accadendo in città: una Giunta che si volta dall’altra parte pur di non vedere la realtà e i propri fallimenti".
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