Carlo Felice, applausi per la Bohème dei giovani. In platea anche Stefania Sandrelli, un suo nipote tra i pianisti

di R.S.

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Renzetti sul podio regala un Puccini di grande eleganza

Carlo Felice, applausi per la Bohème dei giovani. In platea anche Stefania Sandrelli, un suo nipote tra i pianisti

Gran folla, ieri sera al Carlo Felice di Genova per l'ultimo titolo della stagione lirica. C'era "Bohème" e nonostante negli ultimi quindici anni l'opera pucciniana sia stata proposta cinque volte con il medesimo allestimento (scene di Francesco Musante e regia di Augusto Fornari), quando Rodolfo e Mimì cantano il loro amore disperato, i melomani accorrono in massa. Fra il pubblico c'era anche Stefania Sandrelli, il cui nipote (figlio della figlia Amanda) è fra i pianisti accompagnatori dell'Accademia di Perfezionamento vocale del Teatro genovese.
    Come è tradizione ormai da sei anni, infatti, lo spettacolo conclusivo del cartellone impegnava i giovani cantanti dell'Accademia, selezionati alcuni mesi fa proprio per questo titolo. Il cast, dunque, comprendeva Junpyo Kwon (Rodolfo), Davide Chiodo (Marcello), Shang Ju (Schaunard), Caterina Trevisan (Mimì), Sara Di Fusco (Musetta). Esterni all'Accademia Vittorio De Campo, ottimo Colline e Andrea Porta, divertente Benoit. Tutti i giovani allievi hanno fatto il loro dovere: tanto entusiasmo, una preparazione tecnica apprezzabile. Le voci sono apparse in generale un po' sottili, ma da esordienti alle prese con un'opera della complessità di "Bohème" non ci si poteva aspettare di più, neanche sotto il profilo espressivo. A garantire un'alta qualità musicale è stata la bacchetta di Donato Renzetti, direttore emerito del teatro genovese: un Puccini, il suo, elegante, lirico, ricco di sfumature con alcuni momenti davvero suggestivi. E' il caso del finale che Renzetti rallenta con un effetto straordinario, quasi una riflessione sulla morte di Mimì e sulla fine di un sogno, quello dei giovani squattrinati che vivono nella soffitta di Parigi cercando la loro strada nel mondo.
    Una chiusura efficace anche per la scelta registica di Fornari che ambientando l'azione nella scena fiabesca e colorita di Musante (la soffitta è montata su un girevole come se fosse un carillon che ruotando lascia il posto al caffè Momus), inventa per i personaggi principali un "doppio", bambini vestiti nello stesso modo che rappresentano la loro fanciullezza. Ebbene, quando Mimì si spegne i bambini vanno via su un carretto: non c'è più spazio per l'innocenza.

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