Da Voltri al Monte Bianco in 22 ore, Andrea Pedemonte a Telenord: "La mia impresa per sensibilizzare la gente sul clima che cambia"
di Stefano Rissetto
"Fare qualcosa fuori dal comune è spesso l’unico modo per attirare l’attenzione su temi importanti"
Dai 40 metri di profondità del Mar Ligure ai 4.810 metri della vetta del Monte Bianco in appena 22 ore e 9 minuti. È la straordinaria impresa compiuta da Andrea Pedemonte, protagonista di una sfida unica che ha unito apnea, ciclismo e alpinismo in un’unica traversata verticale dal mare alla montagna. Ospite di Liguria Live su Telenord, Pedemonte ha raccontato le emozioni, le difficoltà e le motivazioni che lo hanno accompagnato lungo un percorso tanto ambizioso quanto simbolico.
Trentacinque anni, medico specialista in Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico, oggi attivo professionalmente nel Veronese, Pedemonte mantiene un forte legame con la Liguria e con la sua terra d’origine. Nato e cresciuto a Vigo di Ceranesi, in Valpolcevera, fratello di un costruttore artigianale di biciclette su misura, ha voluto portare con sé le proprie radici durante tutta l’avventura, trasformando l’impresa sportiva anche in un viaggio personale attraverso i luoghi che hanno segnato la sua crescita.
La sfida è iniziata nelle acque antistanti Voltri. Qui l’atleta si è immerso in apnea fino a una profondità di 40 metri, senza l’ausilio di bombole, affrontando una prova che richiede preparazione tecnica, capacità di controllo e una notevole tenuta mentale. Superata la fase dell’immersione, durata circa due minuti, è riemerso dando ufficialmente il via alla seconda parte dell’impresa.
Dalla costa ligure è quindi partito in bicicletta per un lungo trasferimento di oltre 300 chilometri. Attraversando il territorio ligure e superando il Passo del Turchino, Pedemonte ha proseguito verso le Alpi e il massiccio del Monte Bianco, affrontando ore di pedalata e una continua gestione delle energie necessarie per completare l’intero percorso.
La fase conclusiva è stata anche la più impegnativa. Giunto ai piedi della montagna, ha sostituito la bicicletta con l’attrezzatura da alpinismo e ha affrontato l’ultima ascesa verso la cima. Circa 15 chilometri di salita e un dislivello complessivo di 3.000 metri hanno rappresentato l’ostacolo finale di un’avventura estrema che lo ha portato, nell’arco di una sola giornata, dalle profondità del mare fino alla vetta più alta d’Europa occidentale.
Ma l’impresa non aveva soltanto un valore sportivo. Fin dall’inizio il progetto è stato pensato come un’iniziativa di solidarietà e sensibilizzazione a sostegno di due importanti realtà impegnate in ambiti diversi ma ugualmente fondamentali: C'è Da Fare, attiva nel supporto alla salute mentale, e Marevivo, impegnata nella tutela del mare e degli ecosistemi marini. Attraverso la sua sfida, Pedemonte ha voluto attirare l’attenzione del pubblico su temi che meritano visibilità e sostegno concreto.
«Fare qualcosa fuori dal comune è spesso l’unico modo per attirare l’attenzione su temi importanti», ha spiegato durante l’intervista, sintetizzando il significato più profondo dell’iniziativa.
A raccontare le prime fasi dell’avventura sono state anche le immagini realizzate alla partenza da Voltri, testimonianza di un percorso che ha unito passione sportiva, resilienza e impegno sociale. Un’impresa che ha visto Andrea Pedemonte superare limiti fisici e mentali, trasformando un’idea apparentemente impossibile in una realtà conquistata passo dopo passo, pedalata dopo pedalata, dal blu del Mar Ligure fino ai ghiacci del Monte Bianco.
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