Vialli e le lacrime di Wembley: "Boskov ci disse che uomini non piangono"

di Maria Grazia Barile

Il capo delegazione della Nazionale ricorda Sampdoria-Barcellona e confessa: "Un giorno vorrei fare il presidente di una squadra di calcio"

Nel giorno di Polonia-Italia di Nations League, il capo delegazione della Nazionale Gianluca Vialli torna ai ricordi in blucerchiato e alle lacrime di Wembley: "Dopo la finale di Champions con il Barcellona, con un goal di Koeman a pochissimo dalla fine, mi misi a piangere. Sapevo che sarebbe stata la mia ultima partita in blucerchiato e quindi c’era, dal punto di vista emozionale, un doppio carico. Anche Roberto era molto deluso e nello spogliatoio, quando tutti se n’erano andati, abbiamo cominciato a piangere. Boskov entrò e ci disse che gli uomini non piangono, quando perdono partita. Ma io non ci ho mai trovato niente di cui vergognarsi. È giusto e l’ho imparato anche in quest’ultimo periodo. Me lo dice sempre mia moglie, se hai qualcosa dentro, devi farlo venire fuori. Se devi piangere fallo, piangi, emozionati. Sono sempre stato d’accordo con Boskov, ma non in questo caso".

Vialli racconta alla Gazzetta dello Sport la sua esperienza in azzurro: "Bella, mi dà l’opportunità di fare quello che voglio fare adesso nella vita ovvero ispirare le persone. Ho trovato un’organizzazione perfetta, un ambiente ideale, il rapporto tra lo staff, i giocatori e i magazzinieri, i massaggiatori. Sembra che tutti si vogliano bene e siano felici di essere qua. Merito del presidente Gravina, che ha trasformato la Nazionale in un club, e di Roberto Mancini, che è riuscito a creare un’atmosfera veramente molto bella".

Infine i sogni: "Vorrei vivere ancora per qualche anno almeno, ho tante cose che voglio fare. Sono felicissimo di fare il capo delegazione dell’Italia. Un giorno mi piacerebbe, dopo aver imparato, fare il presidente di una squadra. Farei un sacco di cavolate, però ho anche tante idee e tante cose che vorrei provare a cambiare, per rendere il calcio uno sport migliore".