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Tutte le incognite dell’anno scolastico

di Paolo Lingua

La prossima settimana, e più precisamente il giorno 15, inizierà l’anno scolastico dalla scuola materna alle scuole superiori. L’Università andrà avanti per conto suo con procedure più articolate e complesse, ma con scadenze di lezioni e di esami differenti anche da facoltà a facoltà, essendo differente la didattica a seconda delle discipline. In teoria, sulla carta come è stato annunciato a livello nazionale, non ci dovrebbe essere più didattica a distanza, ma, al massimo, scaglionamenti di orario. Ogni territorio, inoltre, dovrebbe mettere a punto un sistema di trasporto cin capienza dei bus non oltre l’ 80% del potenziale. Ci sono ancora dubbi sui distanziamenti nelle aule (sulla carta ci sono ancora non pochi affollamenti) e, durante le lezioni, l’uso delle mascherine, che sarebbe concesso soltanto quando tutti gli alunni risultassero vaccinati e immuni.

E’ stata presa con ottimismo la notizia della nomina di supplenti a coprire tutti i posti di insegnamento vacanti: la prima volta nella storia nazionale. Ci sono, indubbiamente, molte premesse positive, anche perché genitori e alunni sperano da tempo in una ripresa che riporti la vita scolastica alla normalità pre  – Covid. La didattica a distanza, infatti, ha provocato non pochi danni e gli stessi esperti ammettono che sarebbe un tragico errore insistere, soprattutto per le classi inferiori. Naturalmente non è tutto oro quello che luce. Ci sono classi-pollaio, ci sono “buchi” di personale e non si è sicuri che ragazzi e giovani stiano completando l’iter vaccinale. C’è – non meno grave – il problema  degli insegnanti e del personale scolastico che rifiutano la vaccinazione. E’ vero che la prospettiva di essere collocati fuori servizio e senza stipendio ha fatto affrettare una parte dell’Esercito del “no”.

Ma sono già segnalate trances non trascurabili di insegnanti che preferiscono perdere lo stipendio piuttosto che vaccinarsi. E’ una percentuale esigua ma comunque non trascurabile, anche se, come pare, c’è chi si sta muovendo verso il vaccino. Nel frattempo però, su disposizioni del governo, si stanno allargando le categorie – dal settore pubblico a una larga parte del mondo imprenditoriale privato -  per le quali è obbligatorio il green pass (il che di fatto spinge alla vaccinazione), documento che sarà obbligatorio, come del resto è giusto, anche per il personale degli esercizi pubblici.  In questo contesto, nonostante le assurde opposizioni (alcune dettate da mediocri calcoli elettorali), è fin troppo ovvio che il green pass è lo strumento più utile a indurre, di fatto, alla vaccinazione che è lo strumento più efficace contro la pandemia. L’obiettivo del governo è quindi, passando per le scuole e per tutti i settori possibili, pubblici e privati, di arrivare al più presto alla cosiddetta “immunità di gregge” che corrisponde grosso modo all’ 80% dei cittadini sottoposti alla doppia vaccinazione.

Nel frattempo di fa strada ormai sul piano concreto del “terzo vaccino”  che dalla fine di settembre potrebbe essere praticato prima ai più fragili e poi ai più anziani seguendo il criterio già adottato delle fasce di età. Non è chiaro ancora, a questo punto, con quali criteri sarà praticata la terza dose: saranno possibili vaccini diversificati oppure sarà preferibile seguire in via omologa lo stesso tipo di vaccino già praticato? Un limite obiettivo a questi progetti – e talvolta anche i vertici sanitari e scientifici lasciano aperti forse per troppo tempo dubbi e incertezze -  è capire fino in fondo modi, tempi e scelte strategiche. Ma occorre agire in un clima di sicurezza. Le ultime notizie dai convegni economici hanno indicato tutte le possibilità concrete d’una ripresa di produzione e di lavori di cui abbiamo tanto bisogno. Può sembrare una battuta paradossale, ma non lo è affatto, affermare che il vaccino è l’arma più efficace della finanza e dell’industria.

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