Traverso (Siap): "Bene i dati della prefettura, ma contro degrado e spaccio serve coordinarsi"
di Redazione
I dati ufficiali illustrati dalla Prefettura nel corso del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica vanno riconosciuti e rispettati: rappresentano il frutto del lavoro straordinario svolto dalle donne e dagli uomini in un uniforme.
Sacrificio richiesto in modo spasmodico da una Questura che continua a chiedere ai suoi organici di aumentare il già enorme splafonamento del badget delle ore di straordinario (mal pagato) in barba ad orari di lavoro mascherati: straordinario spesso pagato non prima di due anni dal lavoro prestato!
Ringrazio il Prefetto per aver evidenziato questo sforzo, ma la statistica non basta a cancellare il degrado sociale e la piaga dello spaccio che attanagliano la città. I cittadini chiedono interventi concreti e il territorio va liberato subito.
Per farlo, occorre guardare in faccia la realtà con massimo pragmatismo. Oggi il Dipartimento della Pubblica Sicurezza affronta enormi difficoltà a garantire il semplice turnover degli organici a livello nazionale. Pensare di poter riportare la presenza dei poliziotti nei Commissariati o nella Squadra Mobile ai livelli numerici degli anni ‘80 è pura utopia. Continuare a basare le risposte sul prolungamento infinito dei carichi di lavoro e sullo straordinario degli operatori non è più sostenibile.
Ed è proprio per questo motivo che diventa fondamentale puntare sui Patti per la Sicurezza, previsti dall’articolo 5 del Decreto-Legge n. 14 del 2017 e siglati direttamente a livello locale tra il Prefetto e il Sindaco.
I Patti rappresentano l’unico strumento normativo in grado di fare la differenza: consentirebbero di mettere la Polizia Locale a reale disposizione dei Commissariati di P.S., creando una sinergia operativa e un coordinamento effettivo sul territorio. Soltanto unendo le forze già presenti e valorizzando le reciproche competenze si può pensare di iniziare un vero e proprio risanamento dei quartieri più esposti allo spaccio e al degrado.
In questo quadro, serve però fare definitiva chiarezza per evitare strumentalizzazioni e confusioni: i CPR e l’introduzione del taser per la Polizia Locale non c'entrano assolutamente nulla con i Patti per la Sicurezza. Si tratta di temi che seguono binari normativi del tutto differenti e che non possono essere oggetto di contrattazione o dibattito all'interno degli accordi locali.
Per essere chiari, il Taser è uno strumento di cuo le forze dell’ordine dispongono per un utilizzo di “estrema ratio” di fronte a situazioni gravi per evitare di utilizzare l’arma in dotazione (a Genova l’esempio della morte di Jefferson è calzante)
Quindi anche la Polizia Locale deve aver la possibilità di tutelarsi, naturalmente è necessario che venga attuata la specifica formazione che è fondamentale vista l’assoluta rigidità dei protocolli operativi.
Tornando ai Patti sulla Sicurezza ricordo che servono all'operatività reale: far sedere allo stesso tavolo Prefettura, Comune e Questura per pianificare il controllo dinamico e integrato della città. Anche il dibattito sugli Osservatori municipali ha senso solo se calato in questa cornice di coordinamento normativo, per evitare di moltiplicare inutili tavoli che non incidono sui problemi reali.
Le criticità della sicurezza urbana a Genova hanno radici lontane. Non c'è più tempo da perdere in contrapposizioni politiche o illusioni numeriche: chiediamo alle Istituzioni locali di dare immediata e piena attuazione ai Patti per la Sicurezza per liberare le nostre strade dallo spaccio e restituire vivibilità ai quartieri.
Roberto Traverso
Segretario Generale Provinciale SIAP Genova
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