Ex Ilva, Ferrari (Confindustria): "Separare la vendita degli stabilimenti per salvare Genova e Novi"
di Luca Pandimiglio
"Risulta che ci siano state delle interlocuzioni in cui privati italiani avevano mostrato interesse per Genova e Novi, ma la risposta non è stata di apertura"
GENOVA – La decisione del Tribunale di fermare i forni a caldo dell'ex Ilva impone un ripensamento complessivo del futuro degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. Ne è convinto il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, che, a margine della presentazione degli indicatori economici del semestre, torna a chiedere una revisione della gara per la cessione degli asset di Acciaierie d'Italia e una modifica dell'accordo di programma.
"Risulta che ci siano state delle interlocuzioni in cui privati italiani avevano mostrato interesse per Genova e Novi, ma la risposta non è stata di apertura", ha spiegato Ferrari. "A me risulta che ci siano stati privati che stavano valutando gli asset di Genova e Novi, ma non c'è stato un 'andate avanti'. Ma nel momento in cui si chiudono i forni a caldo significa che non abbiamo più i coil da lavorare a Genova e Novi e di fatto stiamo chiudendo. Per questo ci vuole una soluzione alternativa".
Secondo il presidente degli industriali genovesi, lo stop agli impianti di Taranto cambia radicalmente lo scenario. "La preoccupazione è molto forte. Ho letto quello che ha detto il Tribunale e, dichiarando lo stop di tutti i forni a caldo, si determina un cambiamento della situazione veramente notevole. Non è più possibile perseguire quanto è stato fatto finora, cioè una vendita complessiva di tutto Acciaierie d'Italia. Credo che bisogna iniziare a ripensare a un piano strategico completo".
Ferrari ricorda come Confindustria Genova e Confindustria Alessandria avessero già avanzato una proposta nei mesi scorsi. "Già a febbraio avevamo indicato che probabilmente sarebbe stato difficile perseguire l'unità del gruppo e che invece era fondamentale lavorare su Genova e Novi per preservare il lavoro delle acciaierie e, soprattutto, avviare la reindustrializzazione di alcune aree strategiche come quelle dell'acciaieria di Cornigliano".
Il rischio, avverte, è quello di un progressivo svuotamento del sito genovese. "Oggi avere un milione di metri quadrati con solamente 900 addetti è un'attività che ragionevolmente andrà a fermarsi perché, se Taranto si ferma, non arrivano più i coil da lavorare. Siamo in una situazione estremamente critica".
Da qui la richiesta al Governo di cambiare approccio. "Va presa una decisione importante a livello governativo e mi auguro che tenga conto della proposta che è sui tavoli da febbraio", afferma Ferrari, tornando a chiedere una revisione della procedura di vendita.
"Bisogna aprire al fatto che, rispetto a una gara che vede un blocco unico, siano previste anche possibilità di gare per blocchi separati", sostiene il presidente di Confindustria Genova. "Il bando unico e l'attuale accordo di programma non hanno raggiunto gli obiettivi ed è chiaro a tutti che rimanere legati a un impianto significa la desertificazione di quell'area, e questo è un errore. Servono decisioni importanti a livello governativo per capire se c'è qualcuno che ha l'interesse e la possibilità di acquistare Genova e Novi per mantenere e sviluppare l'attività".
Ferrari ritiene inoltre che anche l'accordo di programma debba essere rivisto. "Va preso e cambiato. L'accordo di programma non ha raggiunto gli obiettivi, questo è chiaro a tutti. Rimanere legati a un accordo di programma che significa la desertificazione di quell'area è un errore".
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