Trasparenza sul Tfr dei calciatori, Dossena incontra Bombardieri: "Studieremo le carte"
di Redazione
GENOVA - Il mondo del calcio chiede trasparenza in merito ai trattamenti di fine rapporto degli atleti professionisti: circa 350 milioni versati in 50 anni che risulterebbero privi di una chiara rendicontazione. È il tema emerso a Genova a margine dell'assemblea della Uil, dove si è svolto un incontro tra il segretario generale del sindacato, Pierpaolo Bombardieri, e l'ex calciatore Beppe Dossena. Al centro del confronto, la situazione di migliaia di professionisti, in particolare delle serie minori, i cui accantonamenti per il fine carriera non si trovano o risultano privi di rivalutazioni e interessi. La battaglia è sostenuta da Assocapp, la nuova associazione presieduta da Dossena che raggruppa calciatori, allenatori e preparatori, uomini e donne, e dalla Uil, che tutela anche i lavoratori dello sport.
"Il nostro è un problema di trasparenza — ha spiegato Dossena —. Abbiamo versato circa 350 milioni in 50 anni. Non abbiamo risposte, non conosciamo come vengono investiti i nostri soldi e non abbiamo rendicontazioni. Chiediamo solo chiarezza per il bene di tutti". Il sindacato ha garantito pieno supporto alla battaglia, che punta ad allargarsi a tutte le figure del lavoro sportivo. «Ci stiamo occupando con Dossena e con la sua associazione di capire che fine hanno fatto i soldi dei calciatori consegnati alle società per i Tfr — ha sottolineato Bombardieri —. Dietro il mondo dorato della tv ci sono tanti ragazzi e ragazze che soffrono, fanno sacrifici e sono spesso pagati male, senza coperture adeguate sulla sicurezza. È un tema che riguarderà non solo il lavoro, ma anche lo sport, stiamo studiando le carte e metteremo in piedi una strategia».
La questione riguarda soprattutto calciatori di serie B e Lega Pro che non hanno calcato i grandi palcoscenici: «Oggi vogliono che venga riconosciuto il frutto del loro lavoro, ma non sappiamo come chiedere e quanto chiedere. C'è una gestione, ma non abbiamo possibilità di vedere i bilanci, che non vengono pubblicati». L'ex centrocampista azzurro ha sollevato anche il dramma delle somme 'dormienti' destinate alle famiglie dei calciatori deceduti: «Questa settimana abbiamo portato alla famiglia di uno dei defunti una somma che giacente. Mi sembra strano che lo dobbiamo fare noi dopo 14 anni. Un'associazione dovrebbe alzare il telefono e chiamare la famiglia".
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