Tragedia Maldive, Di Natale (Acquario) ricorda la Montefalcone: "L’ultima mail mi è arrivata pochi giorni fa, era una collega stimatissima”
di Carlotta Nicoletti
L’esperto dell’Acquario di Genova invita alla prudenza: immersione complessa, vittime sub esperti. “Ipotesi premature”
Saranno gli esiti delle indagini e delle analisi medico-legali a chiarire le cause della tragedia avvenuta nelle grotte sottomarine delle Maldive, dove hanno perso la vita cinque sub italiani. È la posizione di Natale, biologo marino e segretario generale della Fondazione Acquario di Genova, che invita a non avanzare conclusioni premature.
Scenario – L’esperto, interpellato sulle caratteristiche dell’area di immersione, descrive un contesto complesso ma non eccezionalmente ostile sul piano delle correnti. “È una grotta con ingresso intorno ai 50 metri, con più camere e condizioni generalmente stabili, anche se possono verificarsi correnti improvvise”, spiega. Un ambiente che, sottolinea, richiede comunque “preparazione accurata e grande esperienza”.
Ipotesi – Al momento, osserva il biologo, “si possono fare solo ipotesi, ma nessuna è confermata”. Tra gli elementi ancora da chiarire ci sono il recupero dei corpi, la loro posizione all’interno della grotta e gli esiti delle autopsie, necessari per stabilire eventuali problemi legati all’aria o alle miscele respiratorie.
Dati – Un dettaglio che colpisce gli investigatori è la bombola trovata completamente vuota su una delle vittime. “Le spiegazioni possono essere molteplici – osserva – ma non si può attribuire un ruolo determinante alle correnti, che al momento appaiono poco probabili come causa principale”.
Esperienza – Tutti i sub coinvolti, sottolinea Natale, erano altamente esperti. “In particolare la professoressa Montefalcone era una ricercatrice di livello internazionale, molto attenta e preparata. Aveva ricevuto anche il Tridente d’Oro”. Tra le vittime, ricorda, anche una madre e una figlia, segno di un gruppo che operava con piena consapevolezza.
Ricordo – Il biologo ha ricordato anche il rapporto professionale con la ricercatrice genovese: “Avevamo lavorato insieme e stavamo discutendo un progetto sul Piano Nazionale di Recupero degli ambienti marini. L’ultima mail mi è arrivata pochi giorni fa, era una collega stimatissima”.
Metodo – Natale invita alla cautela nel dibattito pubblico: “In questi casi c’è una corsa alle ipotesi. È fondamentale attendere i risultati ufficiali. Nessuno si immerge a 50 o 60 metri senza preparazione e pianificazione accurata”.
Per l’esperto, l’incidente resta un evento “imprevedibile e complesso”, che potrà essere compreso solo attraverso l’analisi scientifica dei dati e delle dinamiche dell’immersione.
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