Metropolitana Genova, Ferrante a Telenord: “È il Mit che non mette il Comune nelle condizioni di aprire i cantieri”
di Luca Pandimiglio
“I costi erano stati calcolati prima delle guerre e dell’aumento delle materie prime. Se dovremo ripresentare i progetti tra due o tre anni, gli stessi soldi potrebbero non bastare più”
Si accende lo scontro politico e istituzionale attorno ai finanziamenti per il prolungamento della metropolitana di Genova. Al centro della polemica ci sono i 74,5 milioni di euro destinati alle future estensioni Certosa-Rivarolo e Brignole-piazza Martinez, risorse che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ritirato dal Fondo Infrastrutture per il trasporto rapido di massa.
Dopo le dure reazioni del Comune di Genova, della maggioranza guidata dalla sindaca Silvia Salis e delle opposizioni di centrosinistra, il Mit ha diffuso una nota di chiarimento sostenendo che non si tratti di un vero “definanziamento”, ma dell’applicazione automatica delle nuove regole previste dal fondo nazionale.
Secondo il ministero guidato da Matteo Salvini, i finanziamenti non possono restare assegnati in assenza del raggiungimento dell’“obbligazione giuridicamente vincolante” entro i termini stabiliti. In pratica, l’opera deve arrivare a una fase avanzata, con contratti e impegni formalizzati, per mantenere i fondi già assegnati.
Il Mit precisa comunque che i progetti genovesi “non risultano esclusi dal finanziamento” e potranno essere ripresentati nei futuri riparti annuali del fondo, eventualmente con un aggiornamento dei costi e della documentazione tecnica.
L’assessore comunale alle Infrastrutture, Massimo Ferrante, respinge con forza la versione del Mit sul ritiro dei 74,5 milioni destinati alle future estensioni della metropolitana genovese e punta il dito contro ministero e Rfi.
“Le giustificazioni del Ministero stanno a zero”, afferma durante l’intervento a Telenord. “La problematica è interna al Mit e viene scaricata sull’amministrazione comunale”.
Ferrante ricostruisce innanzitutto la situazione ereditata dal Comune sulla tratta Brin-Canepari, segnata dalla crisi dell’impresa Manelli. “Quando siamo arrivati ci siamo ritrovati la metropolitana paralizzata. Abbiamo dovuto allontanare l’impresa esecutrice e riorganizzare completamente il cantiere”. Oggi, spiega l’assessore, i lavori sono ripartiti con il nuovo consorzio Metrozena e il Comune ha rimodulato la viabilità dell’area per facilitare l’accesso alla stazione di Brin.
Il nodo principale riguarda però il prolungamento Canepari-Rivarolo, opera da oltre 64 milioni già progettata e attualmente in conferenza dei servizi. Secondo Ferrante, il Comune non può avviare i lavori perché mancano ancora le aree ferroviarie indispensabili all’intervento.
“Noi possiamo far partire il cantiere solo se Ferrovie ci cede la porzione di area del terzo binario”, spiega. “Gli accordi prevedevano che il Mit trasferisse 50 milioni a Rfi per consentire quei lavori necessari a liberare le aree. Ma quei soldi non sono stati trasferiti”.
Da qui la critica diretta al ministero: “Il Mit dice che il Comune non è in grado di far partire l’opera e quindi non può tenere congelati i finanziamenti. Ma è il ministero stesso che non ha messo nelle condizioni il Comune di aprire il cantiere”.
Ferrante contesta anche il richiamo alle norme tecniche fatto dal Mit. “Ci raccontano che la legge è legge, ma i decreti possono essere modificati, integrati o derogati. Questa storia che bisogna semplicemente attenersi alla norma è una barzelletta”.
L’assessore chiede quindi una deroga specifica per Genova, sostenendo che i ritardi non siano imputabili all’amministrazione comunale ma a sovrapposizioni istituzionali tra Mit e Rfi. “Mi auguro che il decreto venga modificato durante l’iter parlamentare e che si preveda una deroga nei casi in cui i cantieri non possano partire per motivi indipendenti dai Comuni”.
Ferrante evidenzia poi i rischi economici legati a un eventuale rifinanziamento futuro. “I costi erano stati calcolati prima delle guerre e dell’aumento delle materie prime. Se dovremo ripresentare i progetti tra due o tre anni, gli stessi soldi potrebbero non bastare più”.
Analoga la situazione sulla tratta Brignole-Martinez. In questo caso sono a rischio le opere accessorie della futura fermata di piazza Martinez, come il parcheggio di interscambio da 120 posti e il collegamento pedonale con tapis roulant verso ponte Terralba. “Anche qui stiamo aspettando da anni che Rfi conceda le aree dei depositi. Finché non arrivano, tutto resta congelato”.
Infine Ferrante ribadisce che il Comune ha già avviato interlocuzioni continue con il ministero. “Noi a Roma andiamo costantemente, inviamo note e relazioni da mesi. La sindaca Salis ha già chiesto in commissione parlamentare una deroga per Genova. Non abbiamo alcuna responsabilità amministrativa in questa vicenda”.
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