Termovalorizzatore a Genova, Versace (Valpolcevera): “No all’ipotesi ex Colisa, territorio già troppo sotto pressione”
di Luca Pandimiglio
“Da sempre questo territorio è stato considerato il luogo dove concentrare infrastrutture e attività impattanti. Oggi però la situazione è diventata insostenibile”
GENOVA – Si accende il dibattito sul possibile termovalorizzatore nell’area ex Colisa, in Valpolcevera. A esprimere una netta contrarietà è Michele Versace, presidente del Municipio Valpolcevera.
“L’ipotesi avanzata dalla Regione ci vede nettamente contrari – spiega Versace –. Attendiamo sviluppi più certi, ma la posizione del municipio e del territorio è chiara: non riteniamo questa zona adatta a ospitare un impianto di questo tipo”.
Il presidente sottolinea come la Valpolcevera sia storicamente gravata da numerose servitù: “Da sempre questo territorio è stato considerato il luogo dove concentrare infrastrutture e attività impattanti. Oggi però la situazione è diventata insostenibile”.
Versace precisa che la contrarietà non è ideologica: “Non siamo contro il termovalorizzatore in sé. Le tecnologie moderne hanno ridotto notevolmente l’impatto ambientale e la chiusura del ciclo dei rifiuti è una necessità per Genova. Il problema è il contesto: qui parliamo di un’area densamente abitata, con quartieri come Coronata, Fegino e Borzoli a pochi passi”.
Tra le principali criticità evidenziate c’è l’aumento del traffico pesante: “Un impianto di questo tipo comporterebbe un afflusso continuo di mezzi in una zona già congestionata, con strade strette e una viabilità complessa. Siamo inoltre in un’area delicata, già segnata negli anni da grandi infrastrutture e cantieri”.
L’area ex Colisa, ricorda Versace, ha avuto nel tempo diverse destinazioni: dai laboratori della ex raffineria Erg ai depositi per i cantieri più recenti. “I cittadini chiedono un cambio di passo. Non sono contrari allo sviluppo o al lavoro, ma oggi è necessario ripensare la collocazione di impianti produttivi, allontanandoli dai centri abitati”.
Il presidente segnala anche altre progettualità che insistono sulla zona, come l’ampliamento di impianti per il trattamento dei rifiuti: “Si rischia una concentrazione eccessiva in un’area già fortemente stressata, con criticità legate anche al rischio idrogeologico e alla presenza di scuole e abitazioni”.
Infine, uno sguardo alle possibili alternative: “La chiusura del ciclo dei rifiuti è fondamentale, ma serve una pianificazione più ampia. È necessario individuare aree più distanti dai centri abitati e aprire un confronto anche con le regioni limitrofe. Non possiamo continuare a concentrare tutto in Valpolcevera”.
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