Sampdoria, Vialli: "Indossare l'azzurro è un onore, con Mancini lo ricordiamo sempre"

di Maria Grazia Barile

Il capo delegazione della Nazionale: "Prati, Corso, Bellugi e Paolo Rossi sono stati degli idoli, non ci sono più ed è come se si fossero portati via un pezzettino di me"

Raduno della Nazionale a Coverciano in vista della prima sfida di qualificazione ai Mondiali 2022 contro l’Irlanda del Nord, in programma a Parma giovedì 25 marzo. Gianluca Vialli ribadisce l'importanza del suo compito di capo delegazione, al fianco del gemello di sempre Roberto Mancini: "Noi quando stiamo insieme cerchiamo sempre di ricordarci, fra di noi, la cultura azzurra. È uno dei capisaldi. Se sei azzurro una volta lo sei per sempre. Dietro a questo slogan, o mantra, ci sono due cose fondamentali. È un onore indossare la maglia azzurra, rappresenti l’élite del calcio italiano, hai il privilegio di rappresentare una nazione e la storia sportiva di un paese. Se vinci qualcosa diventi immortale dal punto di vita sportivo. C’è pure un onore, c’è grande responsabilità, indossi una maglia più grande di te e ce l’hai solo in prestito. Devi sudarci dentro e restituirla, possibilmente in un posto migliore. Quando la indossi c’è molta pressione, ma devi farlo senza dimenticare chi l’ha indossata prima di te. Il dovere è quello di conservare e tramandarne il ricordo. Come Prati, Corso, Bellugi e Paolo Rossi. Questi giocatori sono stati importanti, degli idoli, il fatto che non ci siano più è come se si fossero portati via un pezzettino di me, in particolare Paolo Rossi, perché abbiamo fatto i Mondiali nel 1986, compagno d’avventura a livello televisivo, è stato un grande amico, un fratello maggiore".