Sampdoria, Branco si presenta: "Orgoglioso di essere qui, mi assumerò le mie responsabilità"
di Redazione
Prime dichiarazioni ufficiali da parte del nuovo direttore sportivo della Sampdoria Americo Branco, rilasciate in esclusiva al sito della società blucerchiata.
“Sono molto orgoglioso di essere qua alla Sampdoria. Arrivo in una delle società più iconiche del mondo. Ho alle spalle un percorso di 11 anni, iniziato a 24, ma il fatto di arrivare non basta. Sono quasi sempre stato più di tre anni nello stesso club, svolgendo un lavoro con continuità e come portoghese, ho sempre avuto la capacità di perseguire l'adattabilità. Ovunque sia andato ho rispettato i club, i loro Paesi, i loro valori, la loro storia per fare bene e creare basi su cui operare. Il passato non si cambia. Cercherò solo di assumermi certe responsabilità, ben sapendo che la Samp è uno dei nomi più riconosciuti in campo internazionale e la sua maglia è la più bella del calcio mondiale”.
Branco parla, poi, delle sue intenzioni. “Non voglio promettere semplicemente il lavoro, ma intendo far parte di un gruppo di tante persone, e non solo giocatori o tecnici. Conta tutto lo staff, tutti sono coinvolti nello stesso spirito. Questa maglia non basta indossarla, tanti l'hanno fatto, ma occorre vincere con questo simbolo, arrivare agli obiettivi che la società e la città portano avanti. Puntiamo a vincere ogni domenica. Sì, 90 minuti per vincere, 90 minuti che cambiano l'umore di tante persone, la loro vita quotidiana”.
Da Branco parole di miele dedicate alla sua nuova patria professionale. “L'Italia è uno dei Paesi del calcio, il primo a fare calciomercato con pregi e difetti. Voi siete troppo severi con voi stessi, sottovalutate il vostro potenziale che è grandissimo. Vero, c'è la delusione del Mondiale sfumato, ma avete appena vinto l'Europeo under 17 e siete sempre arrivati ai quarti negli ultimi anni. Vi invito a guardare più la parte positiva. Il Portogallo, ma anche l'Olanda, lavora bene a livello di Nazionale, ma quando hanno conquistato grandi risultati le squadre di club giocavano con dieci stranieri. Una cosa non esclude l'altra. Tornando alla Samp, i due suoi più grandi allenatori erano stranieri”.
Il nuovo dirigente blucerchiata guarda, poi, al futuro e ai punti di forza per puntare in alto. “Ho frequentato la B in Portogallo per quasi la metà della mia carriera e mi ero ripromesso di non tornarci più perché è tostissima. Può succedere che fai la squadra per salire e lotti per la salvezza e viceversa. Però Jesper ha fatto tanto per avermi qua, lo devo ringraziare. Nessuno può dire no alla Samp e l'allenatore, chiunque sia il prescelto, dovrà capire come e per cosa arriva qui e sudare lo stemma. Tornando a me, sono sicuro del lavoro svolto da chi mi ha preceduto. Io non ho il tocco di Re Mida e sono arrivato con la voglia di farmi aiutare, senza pensare che so tutto e che da solo vincerò. Vengo per individuare gente che prima di tutto ha voglia di vincere e rispetta questo club. Non sono arrivato qua per perdere o per fare le vacanze. Non credo nel calcio solo di dirigenti o di allenatori, ma nelle società, perché i veri proprietari del club sono i tifosi, che Rappresentano il cuore e i polmoni di un club”.
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