Radar - Funivia del Lagaccio e Forte Begato: tra variante, polemiche e nuovi scenari progettuali

di Redazione

Nel corso della trasmissione Radar, condotta da Roberto Rasia, è tornato al centro del dibattito il progetto della cosiddetta “mini funivia” che dovrebbe collegare l’area di Principe con il Forte Begato, attraversando alcune zone collinari della città di Genova.

Un tema complesso, definito dagli stessi ospiti “divisivo”, che intreccia aspetti tecnici, urbanistici e politici, e che si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione dei forti genovesi.

Dal progetto originario alla variante

Il confronto ha visto protagonisti Andrea Visentin, assessore al Municipio I in quota PD, e Davide Mazzarello, già amministratore nello stesso municipio durante le precedenti giunte.

Il progetto originario prevedeva la realizzazione di una nuova infrastruttura funiviaria tra Principe e Forte Begato, con l’obiettivo di intercettare flussi turistici e valorizzare le alture cittadine. L’intervento era stato inserito in un più ampio pacchetto di finanziamenti legati al Fondo Complementare al PNRR, approvato in ambito nazionale durante il governo Draghi, e destinato anche al recupero dei forti genovesi.

Successivamente, con il cambio amministrativo, il progetto è stato oggetto di revisione politica e tecnica, fino alla definizione di una variante che modifica radicalmente il tracciato e la logica dell’intervento.

La nuova soluzione: cremagliera, ascensore e mini funivia

La variante approvata prevede un sistema integrato composto da più elementi: un ascensore da Principe per raggiungere la stazione della cremagliera di Granarolo, il potenziamento della stessa cremagliera e una successiva “mini funivia” per raggiungere il Forte Begato.

Un sistema a più passaggi che, secondo i promotori, consentirebbe di ridurre l’impatto urbanistico, evitando il passaggio di cabine sopra le abitazioni del quartiere del Lagaccio, una delle principali criticità sollevate dai comitati cittadini.

Il progetto originario prevedeva invece un collegamento diretto con una nuova infrastruttura aerea, con impatti visivi e strutturali più significativi sul tessuto urbano.

Il nodo politico e le reazioni

La revisione del progetto ha riacceso il confronto politico tra le diverse amministrazioni che si sono succedute a Genova.

Da un lato, chi sostiene la variante evidenzia la necessità di rispettare i vincoli legati ai finanziamenti e di evitare la perdita di risorse pubbliche o il pagamento di penali significative, stimate tra i 6 e gli 8 milioni di euro, oltre ai circa 20 milioni già impegnati.

Dall’altro lato, l’opposizione, rappresentata anche da Pietro Picciocchi, ex sindaco reggente, solleva dubbi sulla legittimità della modifica sostanziale del progetto. Secondo questa posizione, la variante potrebbe configurare un cambiamento tale da richiedere una nuova gara pubblica, in quanto altererebbe in modo significativo l’oggetto dell’appalto originario.

Partecipazione dei cittadini e processo decisionale

Uno dei punti più discussi riguarda il coinvolgimento dei cittadini. Le critiche si concentrano sull’assenza di un vero processo partecipativo nella fase iniziale del progetto, con particolare riferimento ai quartieri interessati dal tracciato originario.

L’attuale amministrazione ha replicato sottolineando che, per ragioni di urgenza legate ai tempi di utilizzo dei fondi, non era possibile aprire una fase di confronto preliminare più ampia senza rischiare la perdita dei finanziamenti.

È stato tuttavia annunciato l’avvio di percorsi partecipativi nella fase di coprogettazione del nuovo assetto, in particolare per l’area di Granarolo e per la futura realizzazione del parco sportivo connesso al sistema di risalita.

Il futuro dell’area: parco sportivo e valorizzazione dei forti

Oltre all’aspetto infrastrutturale, il progetto si inserisce in una visione più ampia di riqualificazione dei forti genovesi, considerati un patrimonio storico e paesaggistico ancora poco valorizzato.

L’idea è quella di trasformare l’area in un grande parco sportivo e naturalistico, con percorsi per trekking, bike e attività outdoor, integrato con funzioni turistiche e ricettive. Un intervento che punta a rendere l’area maggiormente fruibile sia dai cittadini sia dai visitatori.

Tempi e prospettive

Secondo quanto emerso nel dibattito, l’iter progettuale e autorizzativo richiederà ancora diversi passaggi tecnici. L’avvio dei lavori sarebbe previsto indicativamente nel secondo semestre del 2027, con conclusione entro il 2029, in linea con le scadenze legate ai finanziamenti europei.

Nel frattempo, resta aperto il confronto politico e tecnico sulla natura della variante e sulla sua compatibilità con il progetto originario, mentre il dibattito pubblico continua a dividere opinione politica e cittadinanza.

Una città tra infrastrutture e consenso

Il caso della funivia del Lagaccio si conferma quindi un esempio emblematico delle difficoltà di conciliare pianificazione urbana, vincoli economici e consenso sociale.

Un progetto che, al di là delle scelte tecniche, resta al centro di una più ampia riflessione sul rapporto tra grandi opere, partecipazione dei cittadini e trasformazione della città.

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