Radar - Porto di Genova, confronto su IA e automazione: tra innovazione, lavoro e nuovi equilibri
di Redazione
Nel corso della trasmissione “Radar” di Telenord Radar si è discusso del futuro del lavoro portuale a Genova, con particolare attenzione all’impatto dell’intelligenza artificiale e dell’automazione sulle attività operative nello scalo.
Il dibattito ha coinvolto Antonio Benvenuti, console della Compagnia Unica del Porto di Genova, e Marco Pietrasanta, segretario della Filt Cgil portuale, che hanno analizzato opportunità e criticità legate all’evoluzione tecnologica nei porti.
L’incontro a San Benigno e il confronto con i grandi porti europei
Il tema è stato affrontato a partire da un incontro tenutosi il 21 aprile presso la Sala Chiamata del Porto di Genova, organizzato su iniziativa sindacale e con la partecipazione di esperti e rappresentanti dei principali porti europei, tra cui Rotterdam, Anversa e Amburgo.
Secondo Pietrasanta, l’obiettivo era quello di confrontarsi con realtà che movimentano volumi di traffico molto superiori rispetto a Genova: “Rotterdam arriva a circa 13 milioni di container, Anversa è su livelli simili, Amburgo intorno agli 8 milioni”, ha spiegato, sottolineando la necessità di uno sguardo europeo per comprendere le dinamiche future.
Automazione nei porti: efficienza e rischi
Al centro del confronto, l’impatto dell’automazione nei terminal container. Nei grandi scali del Nord Europa, infatti, i sistemi automatizzati permettono la movimentazione dei container attraverso mezzi guidati da remoto, riducendo la presenza fisica dell’uomo in banchina.
Si tratta di tecnologie che richiedono forti investimenti infrastrutturali e che risultano più facilmente applicabili nei terminal di nuova generazione, costruiti da zero.
Tuttavia, secondo quanto emerso nel dibattito, il modello non è privo di criticità: i sistemi automatizzati possono migliorare l’efficienza e ridurre i costi del lavoro, ma restano esposti a possibili blocchi tecnici e necessitano comunque di personale specializzato per il controllo e la gestione delle anomalie.
Il ruolo del lavoro umano nei porti
Nel caso di Genova, la situazione è ancora lontana da una piena automazione. Attualmente, lo scalo mantiene un modello integrato tra lavoratori portuali e personale dei terminal, che garantisce flessibilità operativa soprattutto nei momenti di picco.
Pietrasanta ha sottolineato come il sistema attuale coinvolga circa 3.000 lavoratori tra diversi livelli operativi, evidenziando la necessità di tutelare l’occupazione anche in vista dei cambiamenti tecnologici.
“Il modello portuale va preservato e rafforzato, anche attraverso formazione e programmazione”, è emerso nel confronto.
Automazione e futuro: tra opportunità e preoccupazioni
La prospettiva dell’intelligenza artificiale nel settore portuale genera aspettative ma anche timori. Da un lato, l’automazione potrebbe aumentare l’efficienza dei terminal; dall’altro, potrebbe ridurre la domanda di alcune mansioni, in particolare amministrative e di programmazione operativa.
Al tempo stesso, i partecipanti al dibattito hanno evidenziato come il lavoro umano resti centrale nei contesti complessi, dove variabili come meteo, congestione e crisi internazionali possono interrompere le catene operative.
Formazione e adattamento come chiave del cambiamento
Un punto condiviso riguarda la necessità di investire nella formazione dei lavoratori per accompagnare la trasformazione tecnologica.
Secondo i relatori, il futuro del lavoro portuale passerà dalla capacità di integrare nuove competenze digitali e operative, garantendo al tempo stesso un ricambio generazionale e la valorizzazione delle professionalità esistenti.
Una rete europea per affrontare il cambiamento
Il confronto con i sindacati dei principali porti europei ha evidenziato l’importanza di costruire una rete stabile di dialogo tra gli scali, per monitorare l’evoluzione dell’automazione e condividere strategie comuni.
“Conoscere questi processi è il primo passo per affrontarli”, è stato sottolineato nel corso della trasmissione, che ha messo in luce un tema destinato a incidere profondamente sul futuro della portualità mediterranea ed europea.
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