Radar - Aeroporto di Genova, ok al bilancio: timori e prospettive

di Redazione

La nuova puntata di Radar ha dedicato un ampio confronto allo stato dell’aeroporto di Genova, analizzando risultati economici, traffico passeggeri e prospettive di sviluppo insieme al presidente dello scalo Enrico Musso e all’analista Roberto Albisetti.

Il dato centrale è la crescita del traffico: nel 2025 l’aeroporto ha raggiunto il record storico di 1.577.000 passeggeri, con un incremento del 18,1% rispetto all’anno precedente. Una performance che segue già un 2024 positivo (+4,3%) e che, secondo i dati preliminari del primo trimestre 2026, mostra un ulteriore aumento vicino al 19% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nonostante questi risultati, l’utile finale resta contenuto, poco sopra i 100 mila euro, a fronte di ricavi complessivi intorno ai 25 milioni.

Secondo il presidente Musso, questa dinamica riflette la natura stessa dell’aeroporto, considerato un’infrastruttura di servizio più che un’impresa orientata alla massimizzazione dei dividendi. L’obiettivo principale è infatti l’aumento dei collegamenti e dei passeggeri, più che la redditività netta per gli azionisti, in gran parte enti pubblici.

Sul piano strutturale, uno dei nodi principali è la posizione geografica di Genova, che si trova in un’area altamente competitiva. Nel raggio di circa 200 chilometri operano infatti grandi scali come Nizza, Torino, Malpensa, Linate, Bergamo e Pisa, che intercettano gran parte della domanda potenziale del territorio. Questo rende più difficile per Genova affermarsi come hub di riferimento nazionale, nonostante il suo peso economico e demografico.

Un altro elemento chiave riguarda il funzionamento del mercato aereo. Come sottolineato nel dibattito, non sono gli aeroporti a decidere i collegamenti, ma le compagnie aeree, che attivano rotte sulla base della domanda stimata e della redditività dei voli. Il passeggero, di conseguenza, sceglie principalmente la compagnia e l’hub di riferimento, non lo scalo di partenza in sé. Questo limita la capacità diretta dell’aeroporto di influenzare lo sviluppo delle rotte.

Il confronto ha evidenziato anche il ruolo delle crociere e dei voli charter come segmento in crescita, in particolare per Genova come home port. Tuttavia, questo traffico rappresenta ancora una quota relativamente limitata del totale, pur contribuendo all’indotto territoriale e alla connessione con alcuni mercati internazionali.

Dal punto di vista strategico, emerge l’idea che la domanda potenziale dell’area ligure sia superiore a quella attualmente intercettata. L’area di riferimento include infatti non solo la Liguria, ma anche parte del Piemonte e della Lombardia, oltre a flussi legati al turismo e alla mobilità professionale. Tuttavia, questa domanda resta frammentata e spesso convogliata verso altri aeroporti più grandi e meglio connessi.

Il sistema degli hub europei rappresenta un ulteriore elemento critico. Genova mantiene collegamenti con circa 12 Paesi, ma in molti casi il modello hub-and-spoke è solo parzialmente efficace, con connessioni che non sempre garantiscono continuità verso rotte intercontinentali. Alcuni grandi hub come Amsterdam restano centrali, mentre altri collegamenti risultano meno efficienti rispetto alle esigenze dei viaggiatori internazionali.

Un tema rilevante riguarda anche gli incentivi alle compagnie aeree, utilizzati per attrarre nuove rotte nel rispetto delle regole europee sugli aiuti di Stato. Tuttavia, lo spazio di manovra per aeroporti di dimensioni medio-piccole come Genova è più limitato rispetto a grandi scali con maggiori ricavi commerciali.

Infine, è stato evidenziato il ruolo della fiscalità, in particolare l’addizionale sui passeggeri, che varia tra le regioni italiane e può influenzare le scelte delle compagnie. Questa disomogeneità crea una forma di concorrenza interna tra aeroporti che incide sulla competitività del sistema nazionale.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di uno scalo in forte crescita ma ancora condizionato da fattori esterni difficili da controllare direttamente. Il potenziale esiste, ma la sua piena espressione dipende dall’interazione tra strategie industriali, scelte delle compagnie aeree e politiche infrastrutturali di lungo periodo.

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