Radar - 10 Domande a Nicola Fratoianni
di R.C.
Nicola Fratoianni ripercorre la sua formazione politica dal G8 di Genova alla nascita di Alleanza Verdi e Sinistra, difendendo un progetto che unisce giustizia sociale e ambientale e rivendicando il valore del cambiamento e del conflitto nella politica.
Nicola Fratoianni, lei ha una storia che si intreccia spesso con Genova, soprattutto con Genova 2001 e il G8. Cosa resta di quel Nicola Fratoianni oggi?
Molto, moltissimo. Resta l’idea che fare politica ha senso se si ha l’ambizione di cambiare il mondo, specialmente in un mondo attraversato dalla guerra, dalla disuguaglianza e dalla crisi climatica. Un mondo così va cambiato. Venticinque anni fa nelle strade di Genova denunciavamo queste cose e oggi vediamo che avevamo visto bene.
I fatti hanno dimostrato che “un mondo diverso è possibile”, ma oggi siete alleati anche con chi rappresentava ciò contro cui protestavate?
No, siamo alleati con molti che allora dicevano che la globalizzazione avrebbe portato magnifiche sorti e progressive. Hanno cambiato idea, e cambiare idea non è una colpa. La coerenza non è non cambiare mai opinione, ma leggere il mondo e interpretarlo.
Quali sono stati i suoi maestri politici, come Fausto Bertinotti e Nichi Vendola?
Mi vengono in mente pezzi importanti della mia vita e formazione. Con Fausto Bertinotti ho condiviso l’idea di ricostruire un’alleanza tra politica e società. Rifondazione Comunista aveva piena cittadinanza nei movimenti. Con Vendola ho costruito un lungo percorso politico in Puglia. Sono esperienze importanti della mia vita.
Oggi c’è Alleanza Verdi e Sinistra: è diversa dai precedenti tentativi di sinistra unita?
Sì, è un’alleanza e non un partito o una fusione a freddo. Non si tratta di rifondare la sinistra, ma di costruire una strada nuova, mettendo insieme giustizia sociale e giustizia ambientale. È una forza radicale nei contenuti ma unitaria nella costruzione delle coalizioni.
Lei e Angelo Bonelli siete molto diversi: come convivete politicamente?
Sicuramente siamo diversi, ma gli eurodeputati votano insieme sui passaggi decisivi sulla base di un programma comune. Anche in Europa serve mescolare le culture politiche. Non litighiamo perché l’ego è in secondo piano rispetto al progetto politico.
Le candidature di figure come Ilaria Salis, Mimmo Lucano o Ilaria Cucchi sono un aiuto o un handicap?
A guardare i dati elettorali direi un aiuto. Sono candidature che rappresentano storie e conflitti sociali. La politica è conflitto, non neutralità. Chi dice il contrario spesso difende i propri privilegi.
Sulla separazione delle carriere e il referendum: non rischiate di essere schierati con posizioni troppo “forcaiole”?
No, non sono forcaiolo. Questa riforma non riguarda il garantismo, ma l’indipendenza della magistratura. Il punto è la separazione dei poteri: è un principio costituzionale fondamentale. Noi votiamo convintamente no.
Silvia Salis può essere una buona candidata per il futuro del centrosinistra?
È un’ottima sindaca e sta governando bene Genova. Quando sarà il momento di discutere dell’assetto politico ciascuno farà le sue valutazioni, ma oggi il punto vero è il progetto politico per il Paese, non solo i nomi.
Se ci fossero primarie nel centrosinistra, lei si candiderebbe?
Mai. Io penso che l’Alleanza Verdi e Sinistra debba essere protagonista, ma non ho il protagonismo tra i miei difetti.
Senza AVS il centrosinistra perderebbe le elezioni? E il ruolo delle forze centriste?
Chi dice che si vince al centro sbaglia. Le elezioni si vincono offrendo alternative chiare. Il mondo dimostra che non è vero che si vince solo con posizioni moderate.
C’è qualcuno tra gli avversari politici che stima particolarmente o con cui ha un rapporto di amicizia?
Di amicizia no, ma di stima sì verso molte persone. Non una in particolare.
Ultima domanda: un momento politico recente che le è piaciuto?
Il compleanno del papà del ministro insieme ad altri esponenti politici è stato un bel momento umano, tra i più belli della politica recente.
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