Radar - Depositi chimici - Bloccato lo spostamento da Sampierdarena a Multedo
di R.C.
La bocciatura del Consiglio di Stato sul trasferimento dei depositi chimici riapre il nodo irrisolto tra sicurezza, esigenze portuali e conflitti territoriali, evidenziando l’urgenza di una soluzione definitiva dopo decenni di rinvii.
La decisione del Consiglio di Stato di bocciare il trasferimento dei depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia, nell’area portuale di Sampierdarena, riporta al centro una questione irrisolta da decenni. Durante la trasmissione Radar, il tema è stato affrontato mettendo a confronto due visioni politiche e territoriali diverse, ma accomunate dalla consapevolezza della complessità del problema.
A introdurre il contesto è stato il conduttore Roberto Rasia, ricordando come la sentenza non rappresenti un evento isolato, ma l’ennesimo capitolo di una lunga vicenda. Il pronunciamento stabilisce infatti che non è possibile procedere con una semplice procedura tecnica semplificata, ma che è necessaria una revisione del piano regolatore portuale, data la natura altamente pericolosa dei materiali coinvolti.
Michele Colnaghi, presidente del Municipio Centro-Ovest, ha evidenziato proprio questo aspetto: secondo la sua lettura, il progetto era viziato alla base da un’impostazione amministrativa inadeguata. Non si trattava di un semplice spostamento logistico, ma dell’introduzione di sostanze infiammabili, tossiche ed esplosive in un’area già delicata. A suo giudizio, le criticità tecniche segnalate da enti come Vigili del Fuoco, ASL e ARPAL confermano che la scelta di Ponte Somalia fosse sbagliata, anche per la presenza di altri impianti a rischio e per le implicazioni logistiche e di sicurezza.
Di diverso tenore l’intervento del consigliere comunale Mauro Avvenente, che ha posto l’accento soprattutto sulla condizione di Multedo. Qui i depositi chimici convivono con le abitazioni da oltre settant’anni, in alcuni casi a pochi metri dalle case. Avenente ha ricordato episodi gravi del passato, come l’esplosione del 1987, sottolineando come il vero problema non sia tanto bloccare un progetto quanto trovare finalmente una soluzione concreta. Il rischio, secondo lui, è che la sentenza si traduca nell’ennesimo rinvio, lasciando invariata una situazione già ritenuta insostenibile dai residenti.
Il confronto mette così in luce una contraddizione evidente: se i depositi sono considerati pericolosi, diventa difficile individuare un luogo che sia accettato da tutti. Colnaghi insiste sul fatto che non si possa semplicemente trasferire il problema da un quartiere all’altro, ribadendo l’inidoneità di Sampierdarena. Avenente, invece, invita a evitare una contrapposizione tra territori, definendola una “guerra tra quartieri” che non porta a una soluzione strutturale.
Entrambi convergono però su un punto: la responsabilità della politica, che in decenni non è riuscita a individuare una risposta definitiva. Tra progetti falliti, opposizioni locali e scelte contestate, la questione è rimasta irrisolta, alimentando sfiducia tra i cittadini.
Il prossimo passaggio chiave sarà il nuovo piano regolatore portuale, che dovrà indicare una possibile collocazione per questi impianti. Le ipotesi restano aperte e complesse: una nuova area portuale, una soluzione più distante dai centri abitati o, in alternativa, una scelta radicale che imponga ai privati di trasferire le attività altrove.
Nel frattempo, resta una certezza: i depositi chimici sono necessari per il sistema portuale, ma la loro presenza a ridosso delle abitazioni continua a rappresentare un problema non più rinviabile. La sentenza del Consiglio di Stato non chiude la partita, ma impone finalmente di affrontarla con decisioni concrete e condivise.
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