RADAR 11 Domande a Armando Sanna
di Redazione
Nel format “Radar 11 domande”, Massimiliano Lussana intervista Armando Sanna, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Liguria, ripercorrendo il suo percorso politico tra amministrazione locale, risultati elettorali record e il ruolo nell’opposizione regionale.
Partiamo dai numeri: nelle ultime elezioni lei ha ottenuto oltre 8.000 preferenze. Qual è il segreto?
Segreti in politica non ce ne sono. C’è solo lavoro quotidiano sul territorio, presenza costante e ascolto delle persone. Io ho sempre fatto politica così, anche nei momenti più difficili, soprattutto quando ero in opposizione.
Il fatto di essere stato sindaco e poi amministratore locale ha inciso su questo risultato?
Sì, credo di sì. Arrivavo da un’esperienza diretta come sindaco di Sant’Olcese, in un periodo complicato come quello del Covid. Questo ha aiutato le persone a riconoscere un lavoro concreto, fatto sul campo.
Lei è stato anche eletto con percentuali altissime nel suo comune. Che cosa significa?
Più che il 92% mi ha colpito l’88% di affluenza. Per me quello è il dato più importante: la partecipazione. Significa che le persone sentono di appartenere a un progetto.
Si aspettava una crescita così forte anche a livello regionale?
Non era scontato. Sono arrivato in Regione in un contesto difficile, partendo da un ruolo amministrativo locale. Ho continuato a lavorare senza fermarmi, e forse il riconoscimento è arrivato proprio da lì.
Che cosa farà “da grande” Armando Sanna?
Non ho mai messo le mie ambizioni personali davanti a tutto. Io metto a disposizione la mia esperienza per il partito e per il centrosinistra. L’obiettivo oggi non è personale, ma costruire un’alternativa di governo.
È cambiata la sua idea di politica nel tempo?
Più che cambiata, si è consolidata. La politica deve essere movimento, costruzione, lavoro di squadra. Non può essere statica.
Lei ha sostenuto Elly Schlein alle primarie del PD. Perché questa scelta?
Sono riformista, ma credo che il riformismo sia cambiamento, non immobilismo. Schlein ha dato uno scossone al partito, costruendo una coalizione più chiara e più ampia.
Il cosiddetto “campo largo” funziona davvero?
Sta funzionando perché si è costruito un lavoro comune, non una somma di sigle. L’obiettivo è dare un’alternativa reale di governo, e questo richiede compattezza.
In campagna elettorale è stato al centro di polemiche, anche mediatiche. Come le ha vissute?
Non bene, perché quando la politica diventa racconto distorto si rischia di allontanare le persone dal voto. Però ho sempre risposto con il lavoro e con la trasparenza.
C’è stato un momento simbolico, quello del pallottoliere in Consiglio regionale. Perché quella scelta?
Per attirare l’attenzione su numeri che secondo noi non erano chiari. La sanità e i bilanci non sono fiction: sono questioni che incidono sulla vita delle persone.
Lei ha un rapporto particolare con Marco Bucci. È più scontro o confronto?
Entrambi. C’è confronto politico, anche duro, ma non personale. La politica è fatta di ruoli diversi e visioni diverse, ma l’obiettivo dovrebbe sempre essere migliorare le cose.
Chiudiamo con una domanda personale: tornerà a correre?
Corro ancora la domenica. È il mio momento di stacco. Lo sport mi ha insegnato disciplina e sacrificio, e resta una parte importante della mia vita.
E il suo “peso forma” politico e personale?
Quello di una persona che cerca equilibrio tra lavoro, politica e vita personale. Non è una misura fisica, ma una condizione mentale: restare coerenti con ciò che si è sempre stati.
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