RADAR 11 Domande all'assessore regionale allo sviluppo economico Alessio Piana

di Redazione

Questa settimana a Radar11 l’ospite è Alessio Piana, Assessore regionale allo sviluppo economico della Regione Liguria. Un confronto che attraversa carriera politica, attualità amministrativa, identità territoriale e prospettive future.

Com’è cambiato il suo ruolo da consigliere delegato ad Assessore regionale?
Il passaggio ad Assessore è arrivato dopo alcuni mesi di attesa, ma l’operatività non si è mai fermata. Anche da consigliere delegato il lavoro è stato continuo, in una fase già tracciata nei suoi passaggi normativi e organizzativi. Non c’è stata discontinuità, ma evoluzione naturale del ruolo.

L’attesa per la nomina ad Assessore è stata pesante?
No, perché il percorso era già definito e la macchina amministrativa è sempre rimasta attiva. Le attività erano calendarizzate e l’operatività non ha mai subito rallentamenti significativi.

Che rapporto ha con il Presidente Bucci?
È un rapporto di forte stima personale e professionale. Viene definito un’esperienza intensa e formativa, già sperimentata anche negli anni precedenti in Comune a Genova, con momenti complessi come il crollo del Ponte Morandi e la gestione del Covid.

Si sente più “innamorato” o più “masochista” della politica?
Più innamorato. La stima verso Bucci è definita “smisurata”, sia sul piano umano che amministrativo, soprattutto per la capacità di gestione e decisione.

Che tipo di esperienza è stata quella tra il 2017 e il 2020 a Genova?
Un periodo molto intenso e formativo, segnato da eventi straordinari e difficili, che ha contribuito alla crescita personale e politica.

Che Lega è quella di oggi rispetto a quella degli inizi?
È un movimento cambiato più volte, che oggi attraversa una fase complessa ma continua a fondarsi su temi considerati ancora attuali: autonomia, attenzione ai territori, imprese, identità e ruolo delle Regioni.

Che rapporto c’è tra le Regioni e l’Unione Europea sul tema dei fondi?
Le Regioni hanno costruito negli anni un rapporto diretto con la Commissione Europea nella gestione dei fondi. Il timore è che una centralizzazione eccessiva possa ridurre la capacità di adattare le risorse ai bisogni dei territori.

Qual è la posizione sulla gestione centralizzata dei fondi?
È una posizione critica. L’idea è che il modello regionale garantisca maggiore efficacia e aderenza alle esigenze locali rispetto a una gestione centralizzata.

Che ruolo ha oggi la classe dirigente della Lega?
Secondo l’intervistato, la forza del partito sta nella sua rete di amministratori locali e regionali, che negli anni hanno sviluppato competenze e capacità di governo del territorio.

Che rapporto ha con Edoardo Rixi?
Un rapporto basato su stima reciproca e complementarietà. Da ex competitor politici si è passati a una collaborazione stabile e funzionale all’interno del partito.

Qual è il segreto della sua forte presenza nel Ponente genovese?
Il rapporto diretto con i cittadini e la capacità di rispondere a problemi concreti del territorio: infrastrutture, emergenze, manutenzione e servizi quotidiani.

Quanto conta la mondanità nella sua attività politica?
Conta come obbligo istituzionale, ma non rappresenta una dimensione naturale. Tende a preferire contesti più familiari e riservati, lontani dalla mondanità.

Qual è il suo rapporto con la caccia e il mondo venatorio?
È un interesse nato da una passione personale per natura e ambiente, poi diventato anche impegno associativo e istituzionale. Viene difesa come attività regolamentata e spesso fraintesa nel dibattito pubblico.

I cacciatori sono un bacino elettorale compatto?
No, sono un mondo variegato e politicamente non uniforme. Esiste attenzione verso questo settore, ma non una struttura elettorale monolitica.

Quali sono le deleghe più stimolanti del suo assessorato?
Tra le più interessanti ci sono quelle legate alla blue economy, alla portualità, alla logistica e allo sviluppo turistico, oltre alla valorizzazione del sistema industriale e artigianale ligure.

Che ruolo ha la Film Commission e il settore audiovisivo?
È considerato un comparto strategico in crescita, utile sia per attrarre produzioni esterne sia per sostenere professionalità locali. Anche eventi come i Portofino Days rientrano in questa strategia.

Ha mai pensato a un futuro politico diverso dalla Regione?
La dimensione ideale resta quella locale e regionale, con particolare riferimento al territorio del Ponente genovese. Non c’è un’aspirazione concreta a dinamiche nazionali.

Come vede il futuro della Lega?
Dipenderà dalla capacità di continuare a rappresentare i territori. Il lavoro amministrativo resta centrale per tornare a crescere e consolidare il consenso.

Si confonde ancora con Alessandro Piana?
Sì, frequentemente. L’omonimia genera ancora episodi di confusione, anche se non esiste alcun legame di parentela.

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