RADAR 11 Domande al sindaco di Recco Carlo Gandolfo

di Redazione

Nel format “Radar 11 domande”, Massimiliano Lussana intervista Carlo Gandolfo, ripercorrendo il suo percorso amministrativo e la visione di città tra politica locale, grandi eventi e gestione del territorio.

Partendo dal suo cursus honorum a Recco – assessore, vicesindaco e poi sindaco. Cosa farà da grande? Qual è il prossimo passo?
Sono già grande così, nel senso che sono arrivato a quello che era un sogno che avevo che era quello di poter amministrare la mia città, per restituire alla città.

Si aspettava la riconferma al secondo mandato, anche con una competizione a più candidati?
Io per questo devo dire grazie ai cittadini di Recco, agli elettori che mi hanno dato questa fiducia.

Con due candidature “moderate” c’era il rischio di favorire il competitor. Come lo ha vissuto?
Questo è stato un rischio forte e d’altra parte non abbiamo trovato a livello politico una composizione e anche una diversità proprio di vedute su come amministrare la città ed evidentemente la città ha voluto premiare lo sforzo che è stato fatto nei primi cinque anni.

Quindi la rielezione è stata più un premio alla persona o al modello di amministrazione?
Quando si arriva da sindaci uscenti non è più una scommessa dell’elettore verso un certo tipo di modello di amministrazione ma diventa un premio, più sulla persona, sull’impegno, sui risultati e sul modello di amministrazione che è stata.

Nel secondo mandato ci sono stati rimpasti o tensioni interne?
No, c’è stato un assestamento a livello della maggioranza ma diciamo che è abbastanza fisiologico, quando si lavora si lavora tanto e magari ci sono anche persone che scalpitano per poter…

Recco è una città litigiosa rispetto ad altre?
No, non necessariamente, dipende un po’ sempre anche dai cicli storici e da fattori del momento, anche magari personali.

Si sente un “sindaco supereroe” o un “Ercolino sempre in piedi”?
No, diciamo io sono molto concentrato sul prodotto amministrativo, sulla visione di città, su quello che ritengo e chi lavora con me ovviamente ritiene possa essere il bene e la visione di città da raggiungere.

Quindi più amministratore e meno politico sul territorio?
Sì, quando mi calo devo dire io in comune passo tantissime ore della mia giornata perché voglio sempre entrare prima delle 7.30 che è l’orario in cui entrano i dipendenti e voglio poi uscire per ultimo.

Che idea ha della città metropolitana e delle province?
Sicuramente sì, non a caso la sede delle province della città metropolitana era comunque vicino alla prefettura. Era nell’organismo delle province d’Italia, perché storicamente l’Italia è stata prima dei comuni, poi delle province, poi delle regioni.

Le città metropolitane oggi funzionano o sono state depotenziate?
È stata un po’ depauperata, è stata ridotta. È stata svilita, il risparmio è stato un po’ populista: hanno tolto gli assessori e gli stipendi ai politici, ma nella realtà i costi non sono stati ridimensionati.

Le province avevano più forza rispetto a oggi?
Sicuramente sì. Se avevano delle competenze erano vissute meglio, avevano una loro capacità, una loro identità, una loro forza.

Con i sindaci metropolitani come Marco Bucci e Silvia Salis che rapporto ha avuto?
Ho potuto vivere il sindaco metropolitano Marco Bucci da collaboratore e mi sono trovato molto bene perché comunque è un uomo d’azienda, un uomo che va al concreto.

Con Silvia Salis il rapporto è più di opposizione, quindi non faccio riunioni di giunta, ma verifichiamo che il lavoro vada avanti bene insieme agli altri consiglieri.

Quanto è importante collaborare anche tra maggioranza e opposizione in città metropolitana?
Siamo ben consapevoli che se blocchiamo tutto avremo magari una soddisfazione politica, ma poi chi paga sono tutti i nostri sindaci, soprattutto quelli dell’entroterra.

Qual è oggi la visione per Recco e il suo territorio?
Quello che conta sono le cose che vengono fatte, il raggiungimento degli obiettivi e una visione corretta di città che deve essere sempre in movimento e svilupparsi.

I grandi eventi sono stati una scelta strategica?
Siamo visionari nel senso che abbiamo la visione. Era nel nostro progetto amministrativo utilizzare questi grandi eventi come marketing territoriale.

Quali sono le eccellenze di Recco?
La focaccia di Recco IGP, la Pro Recco, il commercio, la ristorazione. Il maggior valore è l’interazione fra questi elementi.

Quanto ha inciso la storia della città, anche con la ricostruzione post bombardamenti?
Questa è stata la nostra grande tragedia, ma probabilmente è stata anche la nostra grande forza, perché i recchelini hanno avuto la capacità di reinventarsi.

Camogli è alleata o rivale?
Alleata nella logica di uno sviluppo turistico dove superiamo le rivalità storiche e lavoriamo insieme.

Chiudendo: quanto conta la sua famiglia nel suo lavoro?
È il punto da cui parto e il punto da cui arrivo. Basta un suo sguardo per capire se sto andando bene o male. È una donna straordinaria che mi supporta in tutto.

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