RADAR 11 Domande al presidente di TPL Linea Vincenzo Franceri

di Redazione

Questa settimana nello spazio Radar l’ospite è Vincenzo Franceri, presidente di TPL Linea, azienda del trasporto pubblico savonese. Un confronto che attraversa numeri, gestione, criticità strutturali e prospettive del trasporto locale.

Cos’è oggi TPL Linea?
TPL Linea è una realtà che conta circa 420 dipendenti e un fatturato intorno ai 28 milioni di euro. Opera su un territorio esteso che non si limita alla sola provincia di Savona ma si allarga verso Imperia, Genova e anche aree del Piemonte. Una struttura che viene letta come sistema di mobilità complesso e interconnesso.

Perché il bilancio è in equilibrio?
Nel trasporto pubblico non si parla di impresa a logica puramente commerciale ma di servizio pubblico. L’equilibrio si costruisce tra ricavi da bigliettazione e contributi pubblici, con una copertura dei costi che si aggira intorno al 35% tramite gli utenti e il resto sostenuto da risorse pubbliche.

Il trasporto pubblico è sempre in perdita?
Non è corretto parlare di “perdita”. È un servizio pubblico essenziale, necessario per garantire mobilità anche in territori periferici o per utenze fragili. È quindi un’infrastruttura sociale più che un’attività di mercato.

Perché ci sono differenze di risorse tra territori?
Il tema non è solo ligure ma nazionale. Alcuni territori partono da condizioni storiche più deboli, ma la risposta non è lo scontro tra province: è il lavoro sull’efficienza gestionale e sull’organizzazione del servizio.

Favorevole a un’unica azienda ligure del TPL?
Oggi esistono più aziende con bilanci e governance differenti. Un percorso di integrazione è possibile ma complesso e deve partire da elementi concreti e graduali, come investimenti e infrastrutture condivise.

Qual è il problema della transizione ecologica?
Non basta acquistare autobus elettrici: serve una rete infrastrutturale adeguata. La vera criticità è la capacità della rete elettrica di sostenere la ricarica dei mezzi.

Perché mancano autisti?
È una difficoltà nazionale. Incidono i costi di accesso alla professione, come la patente, ma anche la percezione del lavoro e l’attrattività complessiva del settore.

Come si affronta il tema della sicurezza?
Sono stati rafforzati i controlli e introdotti sistemi di videosorveglianza su ogni autobus, con una centrale operativa in grado di intervenire rapidamente in caso di emergenze.

Che ruolo hanno i piccoli comuni?
Il trasporto pubblico è anche servizio sociale. Sono stati attivati numerosi contratti per gli scuolabus, fondamentali per garantire mobilità alle famiglie e supporto ai territori più piccoli.

Perché un giovane dovrebbe lavorare in TPL?
Per la stabilità e le opportunità di crescita. Il settore non ha bisogno solo di autisti, ma anche di nuove competenze, energie e idee per innovare il sistema.

Qual è il suo obiettivo finale da presidente?
Il risultato principale non è solo economico ma la credibilità costruita dall’azienda. Un patrimonio fatto di relazioni con istituzioni, enti locali e stakeholder, considerato la vera base per la continuità del servizio.

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