RADAR 11 Domande all'assessore regionale Paolo Ripamonti
di Redazione
Nel corso della trasmissione Radar11, il protagonista è stato Paolo Ripamonti, assessore regionale con numerose deleghe, dall’energia all’immigrazione, fino ai temi infrastrutturali e industriali. Un confronto a tutto campo tra politica, territorio e scelte strategiche per la Liguria.
Lei si sente addosso la responsabilità di rappresentare Savona e il suo territorio?
Il peso che porto è quello che ogni politico dovrebbe sentire: la responsabilità verso i cittadini. È vero che Savona non aveva una rappresentanza diretta in giunta nella precedente amministrazione e oggi questa presenza è importante. Le deleghe sono molte, ma tutte nascono dal mandato dei cittadini e le svolgo con entusiasmo. Mi sento responsabile non solo di un territorio ma dell’intera regione, pur avendo un legame forte con Savona.
Savona è oggi contendibile dal centrodestra?
Sì, assolutamente. Il centrodestra ha fatto errori in passato, ma oggi può essere competitivo. Bisogna essere uniti e lavorare in modo compatto per offrire un’alternativa credibile all’attuale amministrazione, che a mio avviso non ha ben governato.
Che ruolo ha oggi la Val Bormida nelle strategie regionali?
La Val Bormida è un’area centrale per lo sviluppo. Sulle infrastrutture e sulla riconversione industriale si è fatto molto, anche grazie a investimenti importanti nelle aree di crisi complessa. Oggi è un territorio attrattivo e può diventare ancora più strategico, anche sul tema del ciclo dei rifiuti e delle nuove opportunità industriali, sempre nel rispetto dell’ambiente.
Lei si considera un “difensore civico” della Val Bormida?
Se significa lavorare per il bene del territorio, sì. L’area dei rifiuti, ad esempio, deve essere affrontata con buon senso: molte regioni hanno già un ciclo chiuso e questo rappresenta anche un vantaggio economico. L’importante è valutare ogni progetto senza pregiudizi ideologici ma con attenzione allo sviluppo e all’occupazione.
Che futuro vede per le funivie di Savona?
Le funivie rappresentano un’infrastruttura storica e strategica. L’area è un potenziale retroporto naturale con grande valore logistico, ferroviario e industriale. Ora serve decidere come rilanciare questo sistema, valutando anche il futuro della parte funiviaria con attenzione agli investimenti necessari.
È corretto definirla un assessore “multitasking”?
Diciamo che ho molte deleghe e tanta voglia di lavorare. L’immigrazione, ad esempio, è stata una scoperta importante: riguarda anche le comunità liguri nel mondo. Abbiamo portato avanti iniziative simboliche come il monumento alla Lanterna di Genova all’estero, per rafforzare il legame con gli emigrati.
Si sente parte di una squadra nella Lega?
Assolutamente sì. La Lega è parte della mia storia politica dal 1990. È una comunità in cui riconosco colleghi e punti di riferimento. È una “famiglia politica” in cui ho sempre avuto fiducia e da cui ho ricevuto molte opportunità.
È stato più difficile governare o fare opposizione in Parlamento?
Sono esperienze diverse. Governare è più impegnativo perché devi prendere decisioni e attuarle, mentre in opposizione hai meno responsabilità dirette. In entrambe le fasi, però, ho mantenuto rapporti corretti con colleghi di diversi schieramenti e cercato sempre di lavorare sui risultati concreti.
Che rapporto ha con il mondo sindacale e con le parti sociali?
Ottimo. Su molti temi, come le aree di crisi complessa e le funivie, il lavoro è stato condiviso con sindacati e imprese. Il dialogo costante è fondamentale per ottenere risultati concreti e per costruire consenso sulle scelte strategiche.
Può raccontare un episodio significativo del suo lavoro in Parlamento?
Un episodio riguarda il confronto con il ministro Stefano Patuanelli sull’area di crisi complessa di Savona. Dopo un lavoro istruttorio e un dialogo diretto, si è arrivati allo sblocco di circa 12 milioni di euro. È un esempio di come il dialogo istituzionale possa produrre risultati concreti anche in contesti politici complessi.
Qual è la sua visione sull’energia in Liguria?
La Regione sta puntando su un mix energetico in cui l’idroelettrico ha un ruolo centrale perché è programmabile e più stabile rispetto ad altre fonti. Stiamo lavorando su mappature e microproduzioni per valorizzare il territorio. L’obiettivo è raggiungere gli obiettivi del piano energetico regionale con una visione realistica e sostenibile.
Come immagina il futuro energetico della Regione?
Serve una strategia condivisa che tenga insieme sviluppo e sostenibilità. Anche su temi come il nucleare di nuova generazione esistono visioni diverse, ma il confronto deve essere aperto e basato sul merito. L’obiettivo comune deve essere un sistema energetico più efficiente e sicuro per il futuro della regione.
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