Radar - 10 domande a Giacomo Montanari

di R.C.

Giacomo Montanari racconta la sua visione: unire rigore scientifico e divulgazione, valorizzare il patrimonio attraverso ricerca, tutela e accessibilità e riformare le professioni culturali. L’obiettivo è una Genova più consapevole e riconoscibile.

L’intervista a Giacomo Montanari, storico dell’arte e assessore alla cultura di Genova, racconta il percorso di un accademico che ha scelto di portare il sapere fuori dall’università per renderlo accessibile a tutti. Dopo una formazione solida e una carriera nella ricerca, Montanari matura l’idea che il lavoro accademico, se resta chiuso tra specialisti, rischia di perdere parte del suo valore. Da qui nasce l’esigenza di divulgare, cioè “restituire” ai cittadini la conoscenza del patrimonio che li circonda.

Il passaggio alla politica e all’amministrazione non è stato semplice: i tempi rapidi e la necessità di comunicare in modo immediato contrastano con la complessità del lavoro accademico. Tuttavia, Montanari individua una soluzione nel “distillare” la conoscenza, mantenendo contenuti di qualità ma rendendoli comprensibili. Questo approccio è alla base anche del successo dei Rolli Days, evento che valorizza il patrimonio UNESCO genovese senza trasformarlo in semplice intrattenimento, ma puntando su rigore scientifico e divulgazione consapevole.

Secondo Montanari, la gestione del patrimonio culturale si fonda su tre elementi inseparabili: ricerca, tutela e accessibilità. Non si può proteggere ciò che non si conosce, né valorizzarlo senza conservarlo. L’accessibilità, inoltre, non è solo fisica ma anche culturale, cioè la capacità di far comprendere davvero il significato dei beni artistici alle persone.

Un tema centrale è quello del lavoro nella cultura: Montanari evidenzia la mancanza in Italia di figure professionali intermedie tra guida turistica e ruoli accademici o museali. Propone quindi una revisione delle professioni culturali, con maggiore attenzione alla mediazione e alla divulgazione, fondamentali per creare nuove opportunità lavorative più stabili.

Per quanto riguarda la tecnologia, sottolinea che deve essere uno strumento, utile a migliorare l’esperienza culturale, e non un fine che sostituisce il contatto diretto con l’opera. Allo stesso modo, affronta le difficoltà dei musei civici, tra carenze di personale e limiti strutturali, suggerendo collaborazioni tra pubblico e privato e investimenti legati anche ai grandi eventi.

Guardando al futuro, Montanari auspica che Genova diventi una città della cultura riconosciuta a livello europeo, capace di offrire esperienze di qualità senza perdere la propria autenticità e senza trasformarsi in un parco turistico artificiale. Alla base di tutto c’è l’idea che il patrimonio non sia qualcosa di distante o elitario, ma una parte viva della quotidianità: le opere d’arte devono essere percepite come familiari, accessibili e fondamentali per comprendere il presente e costruire il futuro.

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