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Ponte Morandi, avanzati 13 milioni di euro di aiuti per le aziende

di Redazione

Sansa attacca: "Toti, dove sono finiti i soldi?". Il governatore: "Molte realtà hanno ricevuto i fondi, i criteri decisi dal governo"

Il crollo di ponte Morandi ha causato non solo morte e shock ma anche gravi problemi economici agli abitanti e ai commercianti della zona. All'indomani della tragedia il governo ha stanziato 235 milioni di euro per Genova, destinati al sostegno alle aziende in difficoltà. Di questi aiuti, a distanza di quasi due anni, sono avanzati oltre 13 milioni di euro di sostegno al reddito che, se non reimpiegati, rischiano di andare perduti. Sulla mancata erogazione dei fondi, come denuncia il Secolo XIX, si è pronunciata con grande preoccupazione anche la Corte dei Conti. E la questione ha subito generato scintille fra il governatore Giovanni Toti e il candidato giallorosso Ferruccio Sansa. Eppure, a fronte di oltre 13 milioni avanzati, ci sono decine di commercianti e negozianti delle zone più colpite, Certosa e Sampierdarena, non hanno avuto un euro, perché esclusi dai criteri di assegnazione.

Sansa attacca: "Se il presidente Toti aveva dribblato la procura della Corte dei Conti che gli contestava – come la lista Sansa ha evidenziato per prima - di non aver speso tutti i soldi per gli aiuti del post Morandi che il governo gli aveva affidato, ora cosa si inventerà di fronte all'inchiesta del Secolo XIX che rivela il volto più oscuro della gestione dei fondi nazionali? Con meccanismi di difficile comprensione, invece di premiare commercianti ed artigiani piegati dall'isolamento dovuto al crollo la Regione ha arricchito chi forse non se lo meritava. Ad esempio una boutique del centro città che non si capisce che attinenza avesse con la zona di Certosa. Scrive il Secolo: “...i soldi hanno talvolta preso strade diverse da quelle preventivate. Alcune forse inopportune, altre di dubbia legalità”." E ancora: “gli sgravi fiscali della zona franca urbana, pensati per le attività pi ù colpite, sono stati incamerati da realtà apparentemente lontane dall'obiettivo iniziale, quello di sostenere l'economia collassata intorno al Morandi: alcuni dei più ricchi e prestigiosi studi di avvocati, commercialisti o consulenti fiscali e aziendali della città”. E non è finita perchè gli sgravi sono andati anche a: “società già finita nei Panama Papers e un Bed and Breakfast di lusso situato alla base del complesso montano alla base dell'Adamello. La stessa imprenditrice, nel 2019, ha aperto un secondo B&B a Sampierdarena, avviato sulla carta il giorno stesso della presentazione della domanda per gli sgravi fiscali destinati alle aziende gà presenti sul territorio”. Toti, ora basta dribbling, spieghi dove sono finiti i soldi!

Il presidente Toti si difende: "Credo che abbiamo distribuito una quantità di soldi che, in così poco tempo, non ha eguali nella storia della Repubblica. Purtroppo abbiamo potuto farlo nell'ambito di criteri decisi dal governo. Abbiamo proposto emendamenti, ma il governo non ci ha mai risposto. Ci sono casi che purtroppo sono rimasti fuori dai criteri, decisi dal governo. Noi non possiamo che attenerci a quelli. A fronte di alcune persone escluse, altre centinaia ne hanno però beneficiato." A questo proposito, perché lasciare fuori dalle una tantum le srl, che rappresentano la stragrande maggioranza delle piccole imprese della zona? "Lo prevede il decreto. L'interpretazione è stata avallata dalla Camera di Commercio e dalle associazioni di categoria. Se avessimo potuto fare altrimenti lo avremmo fatto. Sono avanzati 13 milioni, cosa farete per gli esclusi? "Abbiamo suggerito al governo emendamenti per allargare la platea, diminuire i giorni di chiusura. Senza però un cambiamento normativo, è impossibile saldare chi non ha chiuso o chi non rientra in quelle forme societarie previste".

"A quanto pare il candidato Sansa si ostina a non leggere quello che scriviamo o solo ha intenzione di fare cattiva e falsa propaganda". Così Matteo Cozzani, coordinatore della campagna elettorale per Toti Presidente, risponde alla nota di Ferruccio Sansa. "Con la Legge Genova siamo riusciti a risarcire in tempi record commercianti, artigiani, imprese, partite iva e autotrasportatori che avevano subito danni in seguito al crollo del Ponte Morandi. Per le diverse categorie interessate, sono stati stanziati, per gli anni 2018/19/20, in totale 220 milioni, più altri 13 milioni e mezzo per le assunzioni a tempo determinato negli enti locali per far fronte all'emergenza. Le risorse stanziate sono state tutte usate per rimborsare chi ne aveva bisogno - si legge nella nota -. Il presidente Toti e la sua amministrazione hanno cercato di agevolare il più possibile, hanno accolto le richieste della Camera di Commercio e delle associazioni di categoria. L'unico disavanzo di cui parla Sansa riguarda la disponibilità dedicata al sostegno al reddito, ovvero la cosiddetta una tantum e la cassa in deroga. Erano 30 milioni per gli anni 2018-2019 e ne sono avanzati poco più di 13 milioni. Purtroppo però - conclude la nota - non è possibile intervenire sulla Legge nazionale ed è per questo che già mesi fa Regione Liguria ha chiesto al Governo di poter utilizzare questi fondi residui per realtà che sono state escluse dalla Legge nazionale, come ad esempio le Srl. E secondo voi è stata mai data una risposta? Neanche una. Quindi al posto di continuare a parlare a vanvera, che il candidato Sansa si preoccupi di chiamare direttamente il Governo... magari a lui rispondono!".