Piano Mattei per l’Africa: 460 milioni per l’energia, cinque progetti su elettrificazione e rinnovabili
di R.S.
I dati, aggiornati al 30 giugno, sono contenuti nella relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione del programma lanciato dal governo nel 2024
Il Piano Mattei per l’Africa ha mobilitato finora 460 milioni di euro nel settore energetico, su un totale di 1,2 miliardi deliberati dal Comitato tecnico del Fondo italiano per il clima. I dati, aggiornati al 30 giugno 2026, sono contenuti nella relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione del programma lanciato dal governo di Giorgia Meloni nel 2024.
Il Fondo per il clima, con una dotazione di 840 milioni l’anno, finanzia interventi nei Paesi in via di sviluppo attraverso prestiti agevolati, garanzie e contributi a fondo perduto, con l’obiettivo di favorire la transizione energetica e la riduzione delle emissioni.
Secondo la relazione, nel mondo restano ancora forti disuguaglianze nell’accesso all’energia: 655 milioni di persone non dispongono di elettricità e circa due miliardi utilizzano ancora sistemi di cottura inquinanti. La situazione è particolarmente critica nell’Africa subsahariana, dove oltre 560 milioni di persone sono senza accesso all’elettricità.
Nel quadro del Piano Mattei sono stati finora approvati cinque interventi principali nel settore energia. Tra questi figurano il sostegno al programma della Banca Mondiale per l’elettrificazione rurale in Costa d’Avorio, il progetto ASCENT per l’accesso alle rinnovabili off-grid in aree remote, un finanziamento fino a 100 milioni di euro per il potenziamento delle reti elettriche in Congo e interventi in Ruanda e Sudafrica dedicati a resilienza climatica e transizione energetica.
Gli investimenti puntano soprattutto a portare elettricità nelle aree rurali, sviluppare mini-reti e sistemi off-grid e promuovere tecnologie pulite per la cucina e la produzione energetica.
Secondo analisi richiamate nella relazione, il continente africano dispone di circa il 60% delle migliori risorse solari mondiali ma riceve solo il 2% degli investimenti globali nelle rinnovabili. Da qui la necessità, evidenziata anche da centri di ricerca e istituzioni internazionali, di rafforzare la cooperazione e sviluppare filiere locali per le tecnologie energetiche pulite, superando modelli basati sui combustibili fossili.
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