Oscar Cosulich, a cent'anni dalla morte l'armatore rivive in un romanzo di Tonino Bettanini: "Disegnò il futuro marittimo di Trieste"
di steris
A cent'anni dalla morte di Oscar Cosulich, la figura dell'armatore triestino torna al centro dell'attenzione grazie a un romanzo biografico che vedrà la luce nel 2027. L'autore, tuttora impegnatissimo nella stesura, è Antonio Tonino Bettanini, esperto di comunicazione e relazioni istituzionali, che ha scelto di raccontare la vita di uno degli imprenditori più rappresentativi della storia marittima di Trieste.
In un'intervista rilasciata al Piccolo, Bettanini spiega di aver inizialmente immaginato un grande affresco dedicato all'intera dinastia dei Cosulich, per poi concentrare il racconto su Oscar, figura che considera emblematica del passaggio più delicato vissuto dalla città.
«Avevo pensato a una saga familiare, sul modello dei Florio», racconta l'autore. «Poi mi sono reso conto che la figura di Oscar Cosulich, da sola, era forse ancora più interessante. La sua vicenda attraversa una fase cruciale: il passaggio di Trieste dall'Impero austro-ungarico all'Italia».
Nato nel 1850, appartenente alla celebre famiglia originaria di Lussinpiccolo che contribuì in modo decisivo allo sviluppo della navigazione e della cantieristica adriatica, Oscar Cosulich incarnò una generazione di imprenditori chiamata a confrontarsi con un radicale cambiamento politico ed economico. L'annessione di Trieste all'Italia, infatti, rappresentò una svolta storica che, se da un lato fu accolta con entusiasmo dagli ambienti irredentisti, dall'altro mise in discussione gli equilibri costruiti in decenni di appartenenza all'Impero.
Secondo Bettanini, Cosulich seppe interpretare quel momento con una visione che andava oltre gli interessi della propria azienda. «Dopo la guerra si dà da fare perché il naviglio triestino venga salvato e perché Trieste possa mantenere il ruolo che aveva avuto prima del conflitto. Non agisce soltanto nell'interesse della propria società: diventa un punto di riferimento per l'intera comunità giuliana».
Il libro ripercorre anche la formazione internazionale dell'armatore. Da giovane venne inviato a New York per conoscere da vicino il mondo dell'emigrazione e della navigazione transatlantica, esperienza che lo preparò alla guida dell'Austro-Americana. Successivamente si trasferì a Vienna per gli studi giuridici, periodo che nel romanzo assume anche una dimensione narrativa grazie all'invenzione di una vicenda sentimentale ambientata nell'ambiente cosmopolita della capitale imperiale.
Tra gli aspetti più significativi della ricerca, Bettanini sottolinea il ritrovamento di documenti inediti negli archivi del Ministero degli Esteri, dove ha lavorato per anni. Si tratta di lettere autografe inviate da Oscar Cosulich allo storico e giurista Francesco Salata, materiali che consentono di ricostruire il ruolo svolto dall'armatore nelle complesse trattative del primo dopoguerra per salvaguardare la flotta triestina e il patrimonio marittimo cittadino.
La vicenda personale di Cosulich si concluse tragicamente il 26 luglio 1926. Durante un'uscita in mare al largo di Portorose, si tuffò per soccorrere il figlio Callisto, di appena quattro anni, caduto in acqua. Il bambino venne salvato, ma Oscar fu colpito da un infarto e morì poco dopo, nonostante i disperati tentativi di soccorso che coinvolsero persino gli idrovolanti della S.I.S.A., la compagnia aerea fondata dalla stessa famiglia.
Per Bettanini, la storia di Oscar Cosulich racconta anche quella di una Trieste costretta a reinventarsi. «Con l'ingresso in Italia il porto perde la centralità che aveva nell'Impero e deve confrontarsi con la concorrenza di Genova e Venezia. Oscar Cosulich sta esattamente in quel punto di frattura: prova a salvare continuità, competenze, navi e relazioni internazionali. Per questo, a cent'anni dalla morte, resta una figura che ha ancora molto da dire alla città».
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